Torino città del cinema
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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Persone



Giorgio Treves

New York, 3 maggio 1945
Regista e sceneggiatore
Nato a New York dove la sua famiglia si era rifugiata per sfuggire alle persecuzioni razziali, si laurea in Economia e Commercio all'Università di Torino e poi si trasferisce a Roma per iniziare l'attività cinematografica. È stato aiuto regista di Vittorio De Sica, Francesco Rosi e Luchino Visconti. Ha scritto alcune sceneggiature e un libro per l'editore Cappelli. Alterna l’attività cinematografica con quella teatrale e televisiva. Esordisce nel 1972 con il cortometraggio K-Z. Il primo lungometraggio è La coda del diavolo con cui vince il David di Donatello nel 1987 come miglior regista esordiente. Sulla sceneggiatura intitolata L’attesa - da lui scritta insieme a Remo Binosi e vincitrice del premio del Dipartimento dello Spettacolo – realizza nel 2000 il film Rosa e Cornelia, interpretato da Chiara Muti, Stefania Rocca e Athina Cenci, che consegue due Grolle d’Oro. Nel 1999 è Direttore Artistico del Festival Internazionale Asti Teatro 21. È stato invitato a far parte di varie giurie di festival internazionali di cinema e televisione.





Se penso a Torino, alla mia città, lasciata trent'anni fa per Roma, per "fare" il cinema, ma che continua ad essere la "mia" città, le mie radici, le mie nebbie e le mie foschie dell'anima, penso soprattutto a un film che vorrei fare e che sarebbe lo specchio della città, di una sua stagione, di una sua anima, di certa sua gente: Il diario di uno scrutatore dal romanzo di Italo Calvino. Mi cullo I'idea, le giro intorno, la lascio crescere e sedimentare. Sento che è una scommessa "impossibile", ma non me ne riesco a liberare come non posso rescindere il cordone ombelicale che mi lega a questa città. In esso ritrovo la Torino responsabile, la Torino impegnata politicamente e quella delle opere religiose, la Torino industriale e quella contadina, la Torino operaia e quella aristocratica, la Torino laboratorio sociale e ripiegata, quella colta, intellettuale e quella quotidiana, concreta e operosa. Torino in bianco, nero e grigio.
Qui, in questa Torino anche magica e tecnologica, ma a me più lontana, ritorno per ritrovare le atmosfere, le suggestioni, gli stimoli, I'operosità e le radici che più sento profondamente mie e che ho cercato di descrivere nei miei lavori. Da K-Z, il mio primo cortometraggio, che fu candidato all'Oscar, e che raccontava il vecchio mattatoio - ora abbattuto - che sorgeva in centro città, davanti alle carceri, con edifici neri, in mattone, strade interne acciotolate e sempre umide, e alte ciminiere di sapore lugubre e industriale.
A Dario Treves, un documentario su mio padre pittore, torinese purosangue, che si apriva con dei versi di Pavese per me molto significativi: “Quest'è il giorno che salgon le nebbie dal fiume / nella bella città, in mezzo a prati e colline. / e la sfumano come un ricordo. (...) / Val la pena tornare, magari diverso.”; a La Casbah dei Santi, un viaggio nel quartiere di Porta Palazzo dove nei secoli si erano succedute le miserabili ondate migratorie dei montanari dalle valli alpine prima, dei meridionali degli anni del boom poi, fino a quelle degli extracomunitari attuali e dove, sempre appartati, dignitosi, riservati e “manageriali” hanno operato persone come Cottolengo, Don Bosco e Cafasso,... a Cinema Primo Amore melanconico - e un po' autobiografico - peregrinare agli inizi degli anni '90 fra le sale di cinema chiuse, incendiate, polverose o destinate ad altri usi, sino all'inaugurazione del cinema Massimo, quale sala del futuro Museo del Cinema. Oggi il Museo c'è, rutilante e tecnologicamente in sintonia con i tempi, ma privo della polverosa magia che contraddistingueva l'appartata e quasi segreta sede di Palazzo Chiablese, dove la signora Prolo faceva da ruvida padrona di casa e instancabile animatrice. Dobbiamo gioire che la città abbia una sede prestigiosa e viva per i suoi tesori, che abbia trovato un'utilizzazione al suo monumento-simbolo, ma bisogna evitare che resti solo un monumento al passato, a cosa è stato e non è più, e per questo impegnamoci per animare e coordinare tutte quelle iniziative (Festivals, Film Commission, Teatri di posa, Facoltà universitarie, organismi internazionali, associazioni etc) che riportino a Torino il cinema che si fa e non solo quello di cui si parla e che si vede proiettato.






Film
titoloregiadatanote
Il cruciverbaGiorgio Treves1966Italia, 8mm, 15', B/N
K-ZGiorgio Treves1972Italia, 35mm, 12', Colore
Dario TrevesGiorgio Treves1976Italia, 35mm, 12', Colore
Cou Cou BazarGiorgio Treves1978Italia, 16mm, 42', Colore
Il ritornoGiorgio Treves1980Italia, 16mm, 42', Colore
Cenere per le sorelle FlynnGiorgio Treves1982Italia, 35mm, 55', Colore
La casbah dei SantiGiorgio Treves1988Italia, 35mm, 39', Colore
Cinema primo amoreGiorgio Treves1990Italia, 35mm, 29', Colore




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