Torino città del cinema
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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

il progetto
Enciclopedia del cinema in Piemonte è un sito web consultabile gratuitamente dedicato alla catalogazione di tutta l'attività cinematografica e televisiva realizzata a Torino e in Piemonte dal 1900 ad oggi

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La nascita del cinema in Italia, le influenze i modelli e l'industria
Il fenomeno "Cabiria" e la stagione del divismo
Anni '30 e '40: lo schermo, l'arte e la cultura
Il Dopoguerra tra neorealismo e cinema popolare
Il cinema dei produttori e degli autori
Il cinema, l'immigrazione e la fabbrica
Il cinema underground e il cinema militante
Thriller, noir, una città scenario
Anni '80: festival, filmmaker e videomaker
Anni '90: la rinascita
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Il cinema underground e il cinema militante

Antonio Gramsci, che svolse a Torino gran parte dell’attività politica per cui Mussolini ordinò la sua incarcerazione, aveva individuato questa città come luogo in cui la politica italiana sperimentava nuovi equilibri provenienti dalla più dura conflittualità sociale. Lo stesso Gramsci aveva notato quanto l’industria cinematografica torinese fosse viva, vivace, sensibile a quanto stava avvenendo nella società. Sta di fatto che le poche immagini che raccontano dall’interno la guerra partigiana italiana sono state quasi tutte realizzate intorno a Torino. E, allo stesso tempo, che Torino ha avuto un ruolo ben preciso all’interno della critica cinematografica italiana: un vero e proprio laboratorio di idee, un centro di dibattito, testimoniato dal periodico nascere di riviste, di centri di discussione, di cattedre universitarie dedicate al cinema quando tale realtà è ancora pochissimo diffusa. I frutti della questa tensione intellettuale esistente a Torino negli anni Sessanta sono riscontrabili anche in una serie di film realizzati con l’obiettivo dell’intervento “diretto” nel dibattito ideologico, politico, sindacale. Quando un gruppo intorno a Paolo Gobetti realizza Scioperi a Torino, documentando una delle prime lotte operaie in una grande fabbrica metalmeccanica con una piccola cinepresa a mano ed il sonoro in presa diretta, pone le basi teoriche e pratiche per un cinema d’intervento politico diretto che fa a meno sia delle tradizionali strutture produttive, sia della retorica documentaristica allora imperante. Un’attitudine in modi diversi proseguita tra fine anni Sessanta e primi anni Settanta dal Collettivo Cinema Militante torinese, uno dei centri più attivi di tutta Italia nel dibattito teorico e nella produzione di iniziative e materiali finalizzati all’intervento politico; e proseguita nella parte più vitale del cinema indipendente locale, grazie ad autori come Armando Ceste, o successivamente Mimmo Calopresti. Il corso del cinema militante si intreccia però, nel corso degli anni Sessanta, con quello del cinema underground di sperimentazione, quando a partire da alcune gallerie d’arte e dalle attività universitarie Torino diventa la città italiana dove convergono con maggiore intensità gli stimoli provenienti dalla nuova cultura americana. Se il Living Theatre di Julian Beck arriva in città già nel 1961, è il 1967 quando Jonas Mekas e P. Adams Sitney commentano a Torino un ciclo di proiezioni di film del New American Cinema. Da lì prende il via un movimento di cineasti che per un breve periodo sogna di dar vita in Italia a un movimento paragonabile a quello che si diffonde da oltreoceano. Un sussulto creativo che produce una rivista, "Ombre elettriche", e un tentativo di creare una cooperativa, sul modello di quelle americane. Di quel gruppo alcuni seguiranno un percorso spiccatamente politico; molti proseguiranno la via principale dell’espressione artistica, come Michelangelo Pistoletto e Alighiero Boetto. Ugo Nespolo (che pure fa della produzione artistica la sua attività principale) e Tonino De Bernardi realizzano (e continueranno a realizzare un cospicuo numero di film, precisando le caratteristiche della propria ricerca e ottenendo riconoscimenti e recensioni importanti (famosa quella di Mekas a proposito di Dei di Tonino De Bernardi). Se in Nespolo ritroviamo “l’orgasmo pop, la junk culture dei performers”, oltre a Jarry e ad altri influssi ancora, in De Bernardi l’attenzione è rivolta all’intreccio tra creatività e vita quotidiana, con un’estetica nella quale è fondamentale il rifiuto del montaggio.
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