Torino città del cinema
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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Persone



Dario Argento

Roma, 7 settembre 1940
Regista 
Figlio del produttore cinematografico Salvatore Argento e della fotografa di moda Elda Luxardo, Dario Argento muove i primi passi nel mondo del cinema iniziando giovanissimo a collaborare al quotidiano “Paese Sera” in qualità di critico. In breve tempo la frequentazione delle sale romane gli consente di stringere amicizia con alcune importanti personalità cinematografiche del periodo, come Sergio Leone, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Patroni Griffi e di affiancare alla professione di giornalista quella di sceneggiatore. I primi lavori riguardano film di serie B, ma presto arrivano anche le collaborazioni agli script di C’era una volta il West e Metti una sera a cena, e la stesura del primo lungometraggio che Argento è intenzionato a dirigere personalmente, L’uccello dalle piume di cristallo. Dopo Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio, che lo rendono un regista difficilmente definibile dalla critica e che suggellano il particolare rapporto lavorativo e affettivo che l’artista avrà d’ora in poi con la città di Torino, Argento si cimenta anche con il film storico-politico Le cinque giornate, per arrivare, nel 1975 al suo primo grande successo, Profondo rosso. È però il 1977 l’anno del massimo consenso di pubblico, esce infatti nelle sale Suspiria che supera, solo in Italia, i tre miliardi di lire. Acquistata notorietà anche all’estero, Argento si lancia nella coproduzione del famoso horror Dawn of the Dead di George Romero, confermando nel decennio successivo la propria vocazione verso il genere. Sono infatti gli anni di Inferno, Tenebre, Phenomena, Opera, film in cui il regista porta all’estremo la propria poetica della visione. Negli anni Novanta Argento torna a lavorare con Romero al film Due occhi diabolici; alcuni problemi produttivi condizionano però la riuscita della pellicola, che non ottiene il successo sperato, mentre in Italia per la prima volta, la critica italiana sembra mostrarsi più attenta al suo lavoro. Dopo le esperienze non troppo positive di Trauma, La sindrome di Stendhal e Il fantasma dell’opera, nel 2001 Argento torna a girare a Torino con Nonhosonno, altra pellicola accolta tiepidamente sia dal pubblico che dalla critica, mentre nel 2005 firma la regia del film per la televisione Ti piace Hitchcock? In quello stesso anno Argento viene coinvolto nel progetto internazionale Master of Horror di cui dirige due film: Jennifer e Pelts. Nel 2007 il regista riesce finalmente a concludere la trilogia delle madri iniziata con Suspiria e Inferno, il film s’intitola La terza madre e riunisce nel cast sia la figlia Asia che l’ex compagna Daria Nicolodi. Girato nella primavera del 2008 è invece Giallo, film che anche questa volta ha come privilegiata protagonista  la città di Torino.





Ero giovanissimo, un bambino. Venni a Torino con mio padre, che doveva andarci per lavoro. Arrivammo di sera, pioveva, e subito la trovai una città bellissima. Aveva appena piovuto, le strade riflettevano la luce di questi lampioni, queste luci gialle... le strade luccicavano. Mi piaceva molto, aveva un’aria malinconica e nello stesso tempo inquietante Non pensavo che avrei mai fatto il regista, ma ero sicuro che Torino sarebbe stata una città ideale per girarci dei film, anche se non conta la città in se stessa per rendere più o meno pauroso il film, perché dipende da come la si inquadra, da come la si illumina. Ho poi utilizzato diversi scenari italiani per i miei film, anche se spesso non li ho specificati: a Torino ho girato Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio e soprattutto Profondo rosso. La villa si trova sulle colline della città, un edificio bellissimo, uno degli esempi più belli dell’art-decò. L’ho scoperta per caso mentre giravo in auto in cerca di posti interessanti dove girare il film. La villa era in realtà un collegio femminile diretto dalle monache, e siccome ne avevamo bisogno per un mese - fra preparazione e riprese - offrimmo alle occupanti una bella vacanza estiva a Rimini, dove si divertirono tantissimo. Con noi restò una monaca-guardiano che sorvegliò le riprese con austerità. In piazza C.L.N. invece girai la scena in cui Lavia ed Hemmings assistono all’omicidio della sensitiva, lì feci costruire appositamente un bar che ispira al celebre quadro di Edgar Hopper, Night Hawks, un’opera che mi piaceva molto. Sono tornato a girare a Torino dopo molti anni per Nonhosonno, dopo esserci stato per un bellissimo incontro pubblico con John Carpenter. Il film è realmente un tributo a Torino, che io considero la mia città, anche se non ci sono nato. Sono molto riconoscente alla città che mi ha regalato le atmosfere dei primi film e ha lasciato un segno anche in quelli successivi, e sono sempre affascinato dalle sue meravigliose strade e architetture. Rispetto a Profondo rosso devo dire che non ho trovato molti cambiamenti, non ci sono state trasformazioni così appariscenti nella vita della città. Questo è davvero strano, percorro le stesse strade e trovo sempre gli stessi posti. Invece, sotto il profilo della professionalità, ci sono condizioni inconsuete: nuovi scenografi bravissimi, nuove leve di tecnici molto preparati. Il mio ritorno a Torino vuole essere anche un contributo affinché questi giovani amanti del cinema possano continuare a lavorare nella loro terra, e perché il cinema continui ad avere in Torino una casa ideale. (Prefazione a D. Bracco, S. Della Casa, P. Manera, F. Prono, a cura, Torino città del cinema, Il Castoro, Milano, 2001)

Torino per me è come un teatro di posa che non finisce mai perché, a seconda di come la inquadro, nel prossimo film appare diversa da prima. Spesso la percorro in auto e a piedi, per vedere le case da fuori e poi entrarci dentro. Di solito quando entro in un appartamen­to le cose che soprattutto voglio vedere sono il salotto o la sala da pranzo, la stanza da letto e il bagno; nella stanza da letto voglio stendermi sul letto, per sentire cosa provano le persone che ci dormono, come stanno in quel !etto la notte, cosa pensano, cosa trasmette loro il letto. Poi vado in bagno, guardo quali, medicine ci sono... Sono pure un grandissimo appassionato di scale, mi affascinane tutte, rotonde, arcuate, spigolose; strette... Freud vi tro­verebbe probabilmente un chiaro simbolo sessuale. Ciò vale anche per i corridoi.
( “Mondo Niovo 18-24 ft/s” n. 2, 2006)

Ogni volta rivedo via Roma, piazza Cln, la villa di Profondo Rosso. E poi sono un appassionato di periferie, che ho scoperto quando giravo Nonhosonno. Torino ne ha di bellissime. Mi piace girarle in auto fino all’alba, perdermi fra le geometrie di Mirafiori, le vecchie case Fiat per operai e impiegati. (“la Repubblica”, 3.1.2004)







Film
titoloregiadatanote
Quattro mosche di velluto grigioDario Argento1971Italia/Francia, 35mm, 105', Colore
Il gatto a nove codeDario Argento1971Italia/Germania/Francia, 35mm, 111', Colore
Profondo rossoDario Argento1975Italia, 35mm, 123', Colore
NonhosonnoDario Argento2001Italia, 35mm, 117', Colore
Ti piace Hitchcock?Dario Argento2005Italia/Spagna, Beta Digital, 93', Colore
La terza madreDario Argento2007Italia/USA, 35mm, 98', Colore




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