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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Cortometraggi e Documentari



Scioperi a Torino
Italia, 1962, 16mm, 35', B/N

Altri titoli: Strikes in Turin

Regia
Carla Gobetti, Paolo Gobetti

Sceneggiatura
Carla Gobetti, Paolo Gobetti

Fotografia
Carla Gobetti, Paolo Gobetti

Musica originale
Sergio Liberovici

Montaggio
Paolo Gobetti

Aiuto regia
Goffredo Fofi, Gianni Jona, Claudio Capello



Produzione
Il Nuovo Spettatore Cinematografico

Note
Testi di Franco Fortini letti da Lino Biancolini, Iginio Bonazzi, Angiolina Quinterno.




Sinossi
Nell’inverno del 1962 scendono in sciopero i metalmeccanici della Lancia di Torino: i picchetti all’alba, il quartiere di Borgo San Paolo che si stringe attorno agli scioperanti, i pochi operai immigrati che cominciano a partecipare, le riunioni di lega, i cortei in centro. Un film militante, la cronaca quotidiana di una lotta che aprì un lungo periodo di proteste, culminato nei grandi scioperi della Fiat.




Dichiarazioni
«Un gruppetto di collaboratori di “Il Nuovo Spettatore Cinematografico” ha ritenuto che lo sciopero Lancia offrisse l'occasione per un esperimento cinematografico cui da tempo andavamo pensando: seguire la lotta operaia con la macchina da presa e il magnetofono, cercare di entrare nello sciopero, coglierne l'atmosfera e lo spirito, documentarne le varie fasi, interpretarne gli sviluppi. L'intenzione originale era addirittura quella di servirsi del film come di uno strumento di lotta» (P. Gobetti, in “Il Nuovo Spettatore Cinematografico” n. 33, numero speciale a cura di G. Fofi, P. Gobetti, C. Gobetti, dicembre 1962).
 
«Avevo da tempo voglia di documentare cinematograficamente uno sciopero, un momento di storia operaia, da sempre avevo invidiato e ammirato quanto erano riusciti a fare certi registi militanti dei fronti popolari, Ivens, ecc. Questa voglia si era riaccesa quando, dai ragazzi dei “Quaderni rossi”, avevo sentito raccontare le lotte dei cotonifici Val di Susa. In quegli anni gli scioperi erano molto rari e quando scese in sciopero la Lancia, una fabbrica metalmeccanica, sembrò a tutti una cosa molto molto importante: alla Fiat non si scioperava da otto-dieci anni, c’era stato tutto il periodo dei sindacati gialli, della repressione anticomunista, e lo sciopero della Lancia sembrava di buon auspicio per un risveglio della Fiat. Così, con mia moglie Carla e con Goffredo Fofi, lo seguimmo giorno per giorno con una Beaulieu 16mm, una vecchia macchina, e con un comune registratore giapponese, giusto per raccogliere un po’ di sonoro. [Scioperi a Torino] Fu un’esperienza molto bella e molto intensa: quei picchetti all’alba, Borgo San Paolo tutto attorno agli scioperanti, i pochi operai immigrati che cominciavano a partecipare, le riunioni di lega, i cortei in centro… Parlando di questo materiale con Panzieri, ci disse che sarebbe stato bene, per il commento, sentire Fortini, che dapprima espresse dubbi giustissimi: “C’è il rischio di fare un film predicatorio, visto che non c’è sincrono, che non ci sono interviste dirette, che si deve fare tutto con gli speaker”. “D’accordo”, gli dissi, “ma cerchiamo di farne piuttosto una lezione che non una predica, di fare una spiegazione politica di queste lotte”. Tanto più che, dopo la Lancia, era in sciopero la Michelin, e dopo due-tre mesi, a giugno del 1962, doveva esplodere la Fiat, dopo tanti anni di silenzio. Fortini fece un commento molto bello e molto preciso, basato anche sulla cronaca dello sciopero che Gabriele Lolli scriveva per i “Quaderni rossi”» (P. Gobetti, in G. Fofi, F. Faldini, L’avventurosa storia del cinema italiano, Feltrinelli, Milano, 1979).





«Fortini scrisse il testo di commento del film che (come spesso accade a sinistra) fu inopinatamente attaccato dalla rivista militante “Quaderni rossi”, all'epoca palestra degli embrio­ni di nuova sinistra che operavano a Torino» (S. Della Casa, “La Stampa - TorinoSette”, 29.5.2009).

«Dopo All’armi, credo di aver fatto un lavoro migliore come autore di un commento a un film con la seconda prova che feci, quella di Scioperi a Torino dei Gobetti, che tuttavia incontrò un giudizio non del tutto benevolo da parte dei “Quaderni rossi”. Io andai molto peritoso a sottoporglielo, e loro non lo trovarono sufficientemente serioso. Mi consolò invece il fatto che la Camera del lavoro di Torino, il Partito comunista e Italo Calvino mi maltrattassero violentemente. Ci fu una dura telefonata di Calvino, nella quale in sostanza difendeva le posizioni della Camera del lavoro. Ci fu anche una discussione pubblica a Torino, dove la frase “dire azienda di stato non significava dire azienda socialista” venne considerata una frase provocatrice” Così andavano le cose allora» (F. Fortini, in L’avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti 1960-1969, a cura di F. Faldini e G. Fofi, Feltrinelli, Milano, 1981).



Scheda a cura di
Marta Teodoro

Persone / Istituzioni
Carla Gobetti
Paolo Gobetti
Sergio Liberovici
Goffredo Fofi


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