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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Lungometraggi



Lettere al vento
Italia/Albania, 2003, 35mm, 84', Colore

Altri titoli: Breve i vinden; Letters in the Wind

Regia
Edmond Budina

Soggetto
Edmond Budina

Sceneggiatura
Edmond Budina

Fotografia
Tommaso Borgstrom

Operatore
Simone Pierini

Musica originale
Fatos Qerimi

Suono
Gianluca Costamagna

Montaggio
Fiorella Giovanelli

Effetti speciali
Raffaele Olivieri

Scenografia
Antonio Farina

Costumi
Grazia Colombini

Trucco
Nadia Ferrari

Aiuto regia
Enzo Di Terlizzi

Interpreti
Edmond Budina (Niko), Yllka Mujo (Nina), Bujar Asqeriu (Gon Doci), Lulzim Zeqja (Roberto), Erjona Kakeli (Arianna), Adele Budina (Eda), Ermela Teli (Amica Goni), Violeta Trebicka (Lela), Naun Shundi (Fatmir), Blendi Petriti (Zarce), Vitmar Basha (ragazzo con piffero), Marco Bitraku (uomo con le assi), Merita Smaja (madre Caku), Genti Ferra (Caku), Emil Jano Kokay (Bledi)

Casting
Jorgelina De Petris

Direttore di produzione
Gennaro Marchitelli

Ispettore di produzione
Bessim Curti, Giordano Baffari

Produttore esecutivo
Donatella Palermo, Loes Kamsteeg

Produzione
Donatella Palermo per la A.S.P., Dodici Dicembre, Erafilm (Tirana)

Distribuzione
Lucky Red

Note
Anno di produzione: 2002.
Assistente operatore: Roberto Rinalduzzi; suono Dolby; fotografo di scena: Gianni Fiorito;  aiuto regista in Albania: Alfred Trebicka; altri interpreti: Lirjon Mile (Dini), Erjon Doda (Lani), Danajda Dhrima (amica Goni 2), Suela Bako (cliente banane), Kreshnik Keta (amico Caku 1), Erjon Çarçani (amico Caku 2), Andi Hidi (amico Goni 3); adattamento dialoghi: Sergio Perrone, Nicoletta Negri; direzione del doppiaggio: Nicoletta Negri; assistente al doppiaggio: Paola Evangelista; voci: Fabrizio Contri (Niko), Ennio Fantastichini (Goni), Beatrice Palme (Nina), Franca D’Amato (Lela); fonico doppiaggio: Stefano Nissolino; fonico mixage: Claudio Chiossi; coordinamento per le riprese in Albania: Robert Budina, Sabina Kodra; organizzazione: Giorgio Magliulo; amministratore: Marica Bologna; collaborazione alla produzione: Alessandra Lentini; segretari di produzione: Bernardo Vesigna, Mara Cereda, Adelina Arcidiaco, Maurizio Dell’Aquila; collaborazione: Diego Gazzano.
 
Opera prima girata in Albania e a Torino, è stata realizzata con il contributo della Film Commission Torino Piemonte, con il sostegno della Direzione Generale per il Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, con la partecipazione di Tele+ e con la collaborazione di Eyescreen, Dodici Dicembre e D.D.C.
 
Il film, dedicato al padre del regista, termina con la seguente didascalia: “A quelli che non hanno potuto attraversare questo braccio di mare e agli altri che con lo sguardo verso il mare aspettano ancora…”




Sinossi
Niko, professore disoccupato ed ex segretario del Partito Comunista in Albania, è in cerca di un lavoro che gli permetta di mantenere onestamente la sua famiglia. Intanto vive dei soldi che il figlio Mikel gli invia regolarmente dall’Italia, Paese per il quale era partito qualche anno prima. Il ragazzo non telefona mai, comunica solo tramite lettera. Uno spiacevole episodio fa nascere in Niko il sospetto che il figlio possa essere implicato in loschi affari, infatti Eda (sorella di Mikel) viene rapita e subito liberata perché i carcerieri scoprono il nome del tanto temuto fratello. Il padre, preoccupato, parte per Torino alla ricerca della verità che pian piano verrà tragicamente fuori.




Dichiarazioni
«La storia di Niko che viene in Italia per cercare suo figlio, è nata all’inizio degli anni ‘90, quando scrissi una sceneggiatura per un cortometraggio, più in là ci lavorai sopra e nel ‘96 la presentai al concorso nazionale in Albania. I progetti furono accettati tutti, tranne il mio! Dovrei ringraziare la commissione di quel concorso, altrimenti non avrei avuto la possibilità di ripresentarlo in Italia. Come scrive anche la stampa italiana, c’è qualcosa di strano e di miracoloso nella vita di Lettere al vento. Mentre la mia sceneggiatura attendeva, fui contattato per caso da una giornalista che mi fece un’intervista sulla situazione nel Kosovo, tra le altre cose seppe che avevo scritto una sceneggiatura e che avevo bisogno di un produttore. Me ne fece incontrare subito uno cui piacque quello che avevo scritto ed insieme presentammo il progetto al Ministero Italiano della Cultura. Fortunatamente io ero diventato cittadino italiano altrimenti non avrei potuto. A dire la verità non contavo di vincere conoscendo il gran numero dei concorrenti. Ma il miracolo è avvenuto» (Edmond Budina, www.cineuropa.org).





«C’è un nuovo paese sulla mappa del cinema europeo: l’Albania. Lo diciamo dopo aver visto Lettere al vento di Edmond Budina, un ex-protagonista della scena culturale e teatrale di Tirana che da una decina d’anni è arrivato in Italia, dove aveva parenti, e oggi fa l’operaio assemblatore di turbine idrauliche a Bassano del Grappa. […] A render prezioso il film più che la storia è lo stile. Improntato, finché Budina resta in patria, a una specie di “realismo magico” con echi felliniani (il Fellini balcanico reinventato da Kusturica) che mescola sogno e realtà con contagiosa semplicità. Le carte svolazzanti del titolo vanno infatti prese alla lettera. Sono quelle che Budina sogna ossessivamente. Sono le lettere che il figlio gli scrive, e che non riesce a leggere. Sono le carte che mulinano nell’aria al passaggio dei soldati. Ma sono anche le banconote gettate sulla sposa durante una festa nuziale da un trafficante che si è arricchito trasportando clandestini di là dell’Adriatico, e che avrà un ruolo chiave in tutta la vicenda. In questi momenti, nell’alternarsi di grottesco e quotidiano, di tragico e assurdo, sta il meglio di un film che per altri versi ci riporta al vasto filone del cinema capace di ridisegnare, parlando di lavoro o di emigrazione, la mappa dei sentimenti contemporanei. Non è poco per un esordiente-operaio ormai cinquantenne» (F. Ferzetti, “Il Messaggero”, 14.6.2003).
 
«La storia di Edmond Budina la raccontò Antonella Barina sul “Venerdì” del 2 novembre 2001. È una storia un po’ speciale e vedendo ora il suo film Lettere al vento non puoi non chiederti se essa non induca a una benevolenza superiore ai meriti dell’opera. La risposta è no. Con le sue evidenti debolezze o ingenuità, è un film assolutamente degno. […] Quella che vi si racconta è un’odissea, non di ieri ma di questi anni di caotica e ultra contraddittoria democratizzazione. […] Quanto di rudimentale c’è nel racconto non diminuisce la sua intensità» (P. D’Agostini, “la Repubblica”, 14.6.2003).
 
«Evento al festival di Taormina, Lettere al vento è l’appassionato film testimonianza di un regista albanese, Edmond Budina, che in patria è un intellettuale e teatrante di classe. […] È un film cui voler bene per la sincerità con cui affronta fin troppi temi, cercando un equilibrio delicato tra il pubblico e il privato» (M. Porro, “Corriere della Sera”, 14.6.2003).
 
«Budina, ex direttore dell’Accademia di Arte drammatica di Tirana e oppositore del regime, da operaio nel Triveneto racconta l’Albania del post-Hoxa abbagliata dal miraggio occidentale e in cui il racket ha preso il posto del corrotto potere politico. Nico, professore idealista, ridotto a vendere banane al mercato, parte per l’Italia in cerca del figlio Keli il cui nome terrorizza le due sponde dell’Adriatico. Spietato con i suoi. E con noi. Bravo» (P. Piacenza, “Io Donna”, 28.6.2003).
 
«Lettere al vento ha nella prima parte, visionaria e accesa, girata faticosamente in Albania, le sue pagine migliori. Si perde in un bozzettismo manierato nella seconda, ambientata a Torino, ma si risolleva nel finale, di gusto verghiano. Circola nel film un’aria pulita che fa dimenticare i difetti. E sperare in una prossima occasione, magari meno produttivamente precaria» (S. Rezoagli, “Ciak” n. 7, luglio 2003).
 
«Girato a basso budget tra l’Albania e l’Italia, il film è caratterizzato da uno stile che fluttua tra il drammatico ed il grottesco, con inserzioni oniriche così caratteristiche della cinematografia dell’est le quali, lontane dal lasciare spiazzato lo spettatore, contribuiscono ad avvolgerlo suscitando in lui una sensazione di sottile straniamento e finiscono con il dotare la realtà filmata di una dimensione altra ed alta, sospensione che diviene il simbolo di qualcosa (di un dolore, di una mancanza, di una speranza) di più universale e meno circoscritto alla specificità dei fatti. Rappresentante dell’Italia alla IV edizione del Festival del Cinema Europeo, Lettere al vento possiede un ritmo particolare, che facilmente potrebbe venir scambiato per mancanza di coerenza nel registro stilistico, e non risparmia allo spettatore un’amara riflessione finale» (G. Bernoni, www.sentieriselvaggi.it).


Scheda a cura di
Giusy Cutrì

Persone / Istituzioni
Simone Pierini
Edmond Budina


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