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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Lungometraggi



Tristi amori
Italia, 1943, 35mm, 92', B/N


Regia
Carmine Gallone

Soggetto
dal dramma omonimo di Giuseppe Giacosa

Sceneggiatura
Sergio Amidei, Carmine Gallone, Giacomo Debenedetti

Fotografia
Anchise Brizzi

Operatore
Piero Malandrino

Musica originale
Alessandro Cicognini

Suono
Arrigo Usigli

Montaggio
Nicolò Lazzari

Scenografia
Gastone Medin

Arredamento
Mario Rappini, G. Malacrida

Costumi
Gino C. Sensani

Aiuto regia
Amedeo Castellazzi

Interpreti
Gino Cervi (Giulio Scarli), Luisa Ferida (Emma), Andrea Checchi (Fabrizio Arcieri), Jules Berry (Ettore Arcieri), Enrico Viarisio (Adriano Ranetti), Giuseppe Varni (cavalier Rublo), Margherita Nicosia Bossi (la signora Rublo), Ruggero Capodaglio (dottor Brusio), Renato Malavasi (il ragioniere del circolo), Giuseppe Pierozzi (il sarto), Livia Venturini (signorina Rublo), Gemma Bolognesi (cassiera del caffè Doria), Ernesto Collo (socio palermitano), Enzo Gainotti (socio del Circolo), Luigi Allodoli (Giustino, commesso dello studio Scarli)

Direttore di produzione
Raffaele Colamonici

Produzione
Juventus Film, Cines

Distribuzione
Enic

Note
Nulla Osta n. 428 del 23.2.1946. Prima proiezione pubblica: 7.10.1943
Direttore d’orchestra: Pietro Sassòli; assistente al montaggio: Tusnelda Risso; pittore: Italo Tomassi; altri interpreti: Antonino Anselmo (il tenente Rovi), Amelia Rossi Bissi (Marta), Toscano Giuntini, Giorgio Fini (ufficiale), Andrea Volo (ufficiale), Luciano Manara (ufficiale di Stato Maggiore); doppiatore di Jules Berry: Amilcare Pettinelli.
Girato a Cinecittà; alcuni esterni a Ivrea (TO).




Sinossi
Giulio Scarli è un onesto e stimato avvocato, sposato alla bella Emma. Tra l’assistente di Giulio, Fabrizio Arcieri e la donna, nasce una relazione segreta. Quando il disonesto padre di Arcieri falsifica la firma di Giulio su un assegno e l’avvocato si offre, generosamente di mettere la vicenda a tacere per non compromettere la carriera di Fabrizio, la vicinanza tra Emma e quest’ultimo si palesa. Emma è tentata di iniziare una nuova vita con Fabrizio, ma l’amore per la figlia la fa desistere.





«Dopo essersi dedicato anima e corpo a vistose spettacolesse popolari, Carmine Gallone, preso da pentimento, oppure tentato di salire su un gradino, ha affrontato questa celebre commedia di Giacosa, che sembrava lontanissima dalle sue corde; e l’esperimento gli è perfettamente riuscito, tanto che vi sono parti di questo film di cui si potrebbe attribuire la paternità a un giovane regista intellettuale. Trattandosi di una commedia notissima, [...] Gallone vi si è attenuto il più possibile, aggiungendo soltanto alcune parti spettacolari (il carnevale d’Ivrea, il ballo al “Circolo degli avvocati”); e in queste parti sono forse troppo convenzionali. [...] In complesso si tratta d’un  film dignitoso e ben fatto; il pubblico l’ha trovato un  po’ lento e noioso perfino, diceva qualcuno; ma abbiamo cercato tanto di combattere contro i polpettoni basati sulla farragine della trama che sarebbe sciocco ora rimproverare a Tristi amori la sua semplice, ma armonica, tessitura» (Vice, “Film” n. 43, 23.10.1943).
 
«Carmine Gallone ed i suoi collaboratori non sono riusciti a rendere cinematografica questa vicenda, oramai famosa, dovuta alla penna di Giacosa. Ogni cosa è rimasta allo stato di pura teatralità con cui l’autore drammatico l’aveva concepita. Naturalmente Gallone ha saputo metter insieme il tutto con la solita furberia spettacolare, ed il film  commuoverà, come al solito, tutte le platee. Gli attori quasi tutti mediocri. Cervi inespressivo, la Ferida fuori ruolo. Andrea Checchi senza alcun impegno» (Vice, “Cinema” nn. 173/174, 25.9.1943-25.10.1943).
 
«Finalmente un film che non potrà far gridare alla profanazione i nostri padri [...] gelosissimi di quel teatro [...] caro alla loro giovinezza» (Vice, “Il Messaggero”, 19.10.1943).
 
«Una recitazione davvero accurata e spesso ammirevole, che si impone soprattutto nella scena in cui Giulio intuisce e comprende la colpa della moglie e dell’amico» (R. Radice, “Corriere della Sera”, 8.11.1943).
 
«Tristi amori è opera teatrale eccellente, che trae i suoi effetti scenici da una mirabile forza di sintesi, del dialogo e delle scene, da un rattratto pudore dei sentimenti che agitano i personaggi; e ciò in virtù del suo carattere schiettamente domestico e provinciale, che la accosta, come ambente e solo in un certo senso, beninteso, al capolavoro di Flaubert. Inoltre v’è il sapore di un’epoca, di un modo di intendere la morale e di darne i relativi insegnamenti, e v’è ancora la volontà dell’autore di descrivere i personaggi non già come colpevoli ma come vittime. Questi particolari aspetti della commedia non trovano adeguato riscontro nella versione cinematografica, perché la sintesi scenica e dialogica [...] si disperde quasi per forza nel film, il quale deve interessarsi di tutti gli elementi che nell’opera di teatro sono del tutto e giustamente esteriori e arrivano solo nella misura giusta a dare una nota di ambente, di carattere, un tocco di contorno e non mai essenziale. Così la festa nel circolo di Ivrea, che in cinematografo assume proporzioni hollivodiane, mentre noi invece amiamo e abbiamo sempre amato immaginarla, com’è, un po’ piccina, un po’ vecchiotta, un po’ ricordo di nonna Speranza. E così il contrasto eccessivamente descritto tra lo stato d’animo dei protagonisti e il carnevale che folleggia con i suoi coriandoli e i suoi suoni rauchi e stonati di trombetta. E così l’insistenza inutile nell’appoggiare sul tipo del vecchio conte che vive d’espedienti... Questa dispersione e dilatazione di scene allontana dal tema caro a Giacosa, dal conflitto tra l’amicizia  l’amore, tra la passione e il dovere, tra la indissolubilità del matrimonio suggerita dalla maternità e le forze che vorrebbero annientarla. E, anche in questo caso come sempre, allontanarsi dal tema vuol dire perderlo un poco di vista. Annebbiarlo. Annullarlo persino» (“Cineillustrato”, dicembre 1943).


Scheda a cura di
Valeria Borello

Persone / Istituzioni
Carmine Gallone
Sergio Amidei
Anchise Brizzi
Alessandro Cicognini
Gino C. Sensani
Gino Cervi
Luisa Ferida
Andrea Checchi
Enrico Viarisio
Gastone Medin


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