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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Lungometraggi



Lo vedi come sei… lo vedi come sei!
Italia, 1939, 35mm, 75', B/N


Regia
Mario Mattoli

Soggetto
Anacleto Francini

Sceneggiatura
Mario Mattoli, Vittorio Metz, Vittorio Metz, Steno (Stefano Vanzina)

Fotografia
Ugo Lombardi

Musica originale
Vittorio Mascheroni

Suono
Giovanni Bianchi

Montaggio
Fernando Tropea

Scenografia
Piero Filippone

Arredamento
Mario Rappini

Aiuto regia
Steno, Paolo Moffa, Paolo Moffa

Interpreti
Erminio Macario (Michele Bernisconi), Franca Gioietta (Rosetta), Amleto Filippi (Tommaso Bernisconi), Enzo Biliotti (il notaio Cassetta), Paola Minora (Adelaide), Grega Gonda (Emily), Carlo Rizzo (il piazzista), Vinicio Sofia (un compaesano), Carlo Campanini (il postino), Armando Migliari (l’uomo del luna park), Guglielmo Barnabò (zio Sofia), Nino Marchesini (il banditore d’asta), Federico Collino (il padrone del ristorante), Carlo Micheluzzi (un cliente del ristorante)

Ispettore di produzione
Piero Cocco

Produttore esecutivo
Eugenio Fontana

Produzione
Alfa Film

Distribuzione
CINF, Consorzio Italiano Noleggiatori Film

Note
Tra i giovani sceneggiatori che collaborarono all’ideazione degli sketch comici figura anche Federico Fellini, non citato nei titoli del film.




Sinossi
Per ereditare il sostanzioso patrimonio lasciato loro da un eccentrico zio, i cugini Bernasconi, Michele e Tommaso, devono prima spendere tutti i soldi di cui sono in possesso. I due partono così da Cressone (Gressoney) alla volta di Torino, dove sperano di poter sperperare entro il termine fissato i loro risparmi, recuperati nei molti nascondigli nei quali erano stati riposti. Inaspettatamente i tentativi di sperpero si trasformano in occasioni di guadagno, ma i due cugini riescono alla fine ad esaurire il loro patrimonio. Ridotti in miseria, possono finalmente aprire la cassaforte, nella quale però non c’è che un rotolo di pellicola cinematografica: nel film lo zio li schernisce confessando di avere scialacquato tutto e di avere organizzato l’escamotage dell’eredità per punirli della loro taccagneria. Ma il denaro speso ritorna in possesso dei cugini grazie all’onestà di un archeologo truffaldino dal quale avevano comprato una moneta senza valore, il quale, pentito, restituisce il maltolto.




Dichiarazioni
«Ad esso [Imputato alzatevi!] seguì Lo vedi come sei?: un successone, sia uno che l’altro. Eugenio Ferdinando Palmieri scrisse: “Macario è adesso, nel nostro cinema, l’attore più significativo. Si avviva, nella buffoneria di Macario, il ricordo della comicissima finale, insensata e magnifica (quella del primo cinematografo muto); la aspirazione – ridente, parodistica, veemente dei nostri commedianti dell’Arte. Macario è nato nel ’500, ha recitato davanti ai re. È un attore che non ha bisogno di copioni, è già un personaggio, con una sua parlata”» (E. Macario, Macario Story, Arti Grafiche F. Garino, Torino, s.i.d.).




«Imputato, alzatevi!, uscito nelle sale di tutta Italia nel ’39, rappresentò probabilmente una delle più riuscite prove cinematografiche dell’attore piemontese. L’udienza in tribunale che vedeva giudici e pubblico battibeccare e cantare in coro costituì un’eccellente trovata comica. Da una frase del motivetto che Erminio suonava un po’ goffamente al pianoforte (Lo vedi come sei?) nacque quell’intercalare tipicamente torinese che entrò ben presto nella parlata quotidiana della gente. Quella strofa diede  il titolo al terzo lungometraggio interpretato da Macario agli inizi del 1940, mentre il comico, che nel frattempo sbarcava il lunario recitando anche in spettacoli per la forze armate, viveva nella capitale» (M. Ternavasio, Macario, Lindau, Torino, 1998).
 
Girato velocemente tra gli studi a Cinecittà e location torinesi (la troupe è nel capoluogo piemontese proprio quando arriva la notizia che la Polonia è stata invasa dai nazisti) a ridosso del grande successo di Imputato, alzatevi!, nel quale Mattoli e Macario avevano inaugurato in Italia un nuovo tipo di cinema comico (secondo Mattoli «C’era la commedia, oppure le torte in faccia alla Ridolini»), Lo vedi come sei… lo vedi come sei! mantiene grossomodo la formula che aveva fatto la fortuna del titolo precedente: lavorazione all’americana, con un largo utilizzo di gagmen provenienti dal giornalismo satirico che inventano sketch e battute poi integrate quotidianamente nel copione, ritmo sfrenato, vicenda assurda e tono surreale.
 
Al contrario di Imputato, alzatevi!, ambientato in Francia, qui «Macario è restituito alle sue origini piemontesi, e il film conserva molte suggestioni dell’attualità italiana (ad esempio la storpiatura italianizzata del nome del paese, che è Gressoney, già utilizzato da Mattoli per una sequenza di Tempo Massimo)» (S. Della Casa, Mario Mattoli, La Nuova Italia, Firenze, 1989). Inoltre nel film troviamo una divertente presa in giro del cinema americano nel film-testamento dello zio Sofia, che appare dotato addirittura di titoli di testa e di un marchio che è la parodia di quello della Metro Goldwin Mayer.
 
Il personaggio di Macario comincia ad assumere alcune qualità specifiche che gli darà poi Borghesio a partire dall’immediato dopoguerra: si allontana dalle velleità chapliniane dell’esordio e assume una serie di caratteristiche piccolo borghesi che si accordano bene con la satira presente nel film. «Il percorso per sperperare soldi è appunto quello tipico del piccolo borghese, compresa la paura della Borsa […]. L’avere a che fare con autorità arroganti e imbelli (dal bigliettaio di Cressone al sindaco del paese, dal direttore artistico della Scala all’organizzatore del luna park) non suscita in Macario ribellione, ma tentativi di aggirare l’ostacolo senza doverne soffrire» (S. Della Casa, Op. cit.).
 
La comicità di Macario non è quindi una forza sovvertitrice, feroce, come quella di Chaplin, e nemmeno scaltra e astuta come quella di Totò, è invece delicata e tenera, propria di un personaggio remissivo che finisce sempre per buscarle.
 
Pochi anni dopo Allan Dwan, prolifico regista hollywoodiano, realizzò Brewster’s Millions (Milioni in pericolo, 1945), una commedia dalla trama molto simile a quella di Lo vedi come sei… lo vedi come sei!; nel 1985 venne poi prodotto, ad opera di Walter Hill, un remake con lo stesso titolo (in Italia: Chi più spende… più guadagna!) che paradossalmente risulta ancora più somigliante del precedente al film di Mattoli.


Scheda a cura di
Franco Prono

Persone / Istituzioni
Mario Mattoli
Vittorio Metz
Steno (Stefano Vanzina)
Fernando Tropea
Erminio Macario
Enzo Biliotti
Carlo Rizzo
Carlo Campanini
Guglielmo Barnabò
Piero Filippone


"Federico"
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