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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Produzioni Tv



Ti amo troppo per dirtelo
Italia, 2010, 35mm, 100', Colore

Altri titoli: Je t'aime trop pour te le dire (Francia), Ne mondd, hogy szeretsz! (Ungheria), Don't Say You Love Me! (Inglese)

Regista
Marco Ponti

Soggetto
Pietro Valsecchi, Ivan Cotroneo

Sceneggiatura
Marco Ponti

Fotografia
Arnaldo Catinari

Musica originale
Marco Marrone

Suono
Mirko Guerra (fonico)

Montaggio
Clelio Benevento

Costumi
Elisabetta Montaldo

Trucco
Rosabella Russo

Aiuto regia
Giovanni Arcangeli

Casting
Elisabetta Curcio

Ispettore di produzione
Giovanni Battista Paoletti

Produttore esecutivo
Pietro Valsecchi

Scenografia
Francesco Frigeri

Assistente alla regia
Fabrizio Imparato

Direttore di produzione
Diego Alessandro Cavallo

Arredamento
Donato Tieppo

Segretario di edizione
Fernanda Selvaggi

Assistente di produzione
Walter Sanci

Interpreti
Carolina Crescentini (Stella), Jasmine Trinca (Francesca), Francesco Scianna (Pietro), Enrico Bertolino (capo di Pietro), Fabio Troiano (Marcello, amico di Pietro), Valeria Bilello (Claudia, moglie di Marcello), Germana Pasquero (collega di Pietro), Davide Silvestri (amico di Pietro).

Produzione
Tao Due (Roma)

Distribuzione
Medusa Film

Note
II° assistente alla regia: Valerio Callieri; regia backstage: Michele Soffientini; storyboard: Cristiano Spadavecchia; location manager: Cristina Vecchio; coordinatore di produzione: Alessandra Mattioli; segretario di produzione: Daniele Manca; aiuto segretario di produzione: Antonello Nieddu, Andrea Rigo, Davide Carbonari; video control: Antonio Marzotto, Giuseppe Franco; attrezzisti di scena: Riccardo Passanisi, Tzaddi Crociara (aiuto); attrezzisti preparazione: Francesco Chiacchio, Andrea Bergogno (aiuto); assistente costumista: Concetta Iannelli (assistente), Veriana Bonelli, Micol Agricola (aiuto), Elena Bovolenta (sarta); assistente trucco: Katia Lentini, Serena Gioia (I assistente); parrucchieri: Massimiliano Gelo, Pablo Cabello (assistente); elettricisti: Fabio Capozzi (capo squadra), Antonio Marchese, Fabrizio Giannetti, Lorenzo Mura; Macchinisti: Luciano Mastropietro (capo squadra), Saverio Moggio, Andrea Italia, Antonio Petracca, José Palermo (macchinista aggiunto); gruppista: Vasile Pomohaci; autista macchinisti: Alex Cataldi; autista camion costumi: Alberto Acquarelli, Claudio Cataldi; autista sala trucco: Francesco Montalto; tricamper: Luca Motta, Diego Sestero; fotografo di scena: Simone Martinetto; microfonista: Sonia Portoghese; assistente operatore: Claudio Cofrancesco, Iuri Molinaroli (II assistente), Angelo Cipolla (aiuto operatore); coordinamento figurazioni casting: Nino Cirulli; casting Aosm Torino: Gianfranco Cazzola, Stefano Prando; organizzatore generale: Daniele Bellucci.

Tra le comparse figurano l'ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, nel suo ruolo istituzionale; Davide Dileo alias Boosta, tastierista e fondatore dei Subsonica, nel ruolo del prete; Paola Iezzi, cantante ed ex componente del duo Paola&Chiara, in quello di una fiorista; Mao, nome d'arte di Mauro Gurlino, leader delle band Mao e Rivoluzione.

Il film per la tv è andato in onda su Canale5, in unica serata, il 22 giugno 2014, con 2.707.000 spettatori e uno share del 13,12%, che ne ha fatto il programma più visto della serata. E' stato trasmesso in Francia, su M6, il 5 settembre 2014.

Prodotto dalla Taodue di Pietro Valsecchi, è realizzato con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte.

Locations: Torino (Galleria Subalpina, Castello del Valentino, Porta Palazzo, negozio Floris in via Cavour, Kogin’s Club in corso Sicilia, Hafa Café, Pastis in piazza Emanuele Filiberto, ristorante Ruràl, Facoltà di Biotecnologie, Facoltà di Architettura, studio del Notaio Giuseppe Volpe, Lumiq Studios), Avigliana (Centro velico sul Lago Grande e palazzo comunale), Pino Torinese (Osservatorio astronomico), Roma.



Sinossi
Torino, oggi. Pietro e Francesca sono una coppia felice. Fidanzati da sempre, a un mese dal loro matrimonio. Si sposano perché, dice lei, «Un padre non l’ho mai avuto e io una famiglia vera la voglio, una volta nella vita. Perché mia madre non ci crede e io voglio darle torto. Perché Pietro è l’uomo della mia vita ed è giusto così. Perché questa è una scommessa e questa scommessa io la vinco».
Lui lavora in un importante studio legale e si occupa di divorzi. Lei fa la ricercatrice all’Università e sogna di vincere un concorso e diventare finalmente docente. Hanno giornate piene di impegni: l’organizzazione della cerimonia e il lavoro, gli incontri con gli amici e i momenti “ritagliati” solo per loro due: perché non dimenticano mai che si amano. Ma, come accade quando il destino decide di essere beffardo, il meccanismo delicato trova il modo di rompersi. Succede quando Pietro incontra Stella, una giovane attrice venuta in città per girare il suo primo film importante da protagonista. Senza che né Pietro né Stella se ne rendano conto, quello che era solo un incontro diventa un flirt e quello che doveva essere solo un flirt diventa una relazione. In pochi giorni, Pietro si trova a vivere una doppia vita, che nega l’evidenza dei fatti (il matrimonio che si avvicina), i consigli degli amici e il buon senso, quello che gli dice che, prima o poi, il castello di carte crollerà. Inizia a mentire a Francesca, a Stella, agli amici, al titolare dello studio e a se stesso. Corre a mille allora verso la catastrofe… Che arriva, puntuale, quando Francesca e Stella si incontrano, si parlano, si scambiano informazioni e scelgono una resa dei conti senza appello, presentandosi da Pietroimpegnato, in ufficio, in una causa importante.
Pietro perde la futura moglie e l’amante e mette un punto interrogativo sulle possibilità di carriera. Dovrà capire se quella giusta è Francesca, Stella o nessuna delle due. Dovrà capire, quando saprà chi è quella giusta, come riconquistarla, come farle credere di nuovo nel suo amore. Dovrà capire, una volta per tutte, cosa significa avere un posto al mondo. Un posto dove ci si ama davvero, dove si è adulti sul serio, dove l’amicizia e l’impegno sono parole che hanno ancora un senso.




Dichiarazioni
«Ti amo troppo per dirtelo è una commedia romantica di nuova generazione, ambientata in una città che corre verso il futuro con i suoi scenari postindustriali e la sua popolazione multietnica. Una città finalmente europea come orizzonti, dove anche le piccole storie d’amore possono essere storie che parlano, in fondo, di come tutti noi possiamo essere felici» ("Taodue Film", scheda film).

«E’ stata una sensazione di “primo film”. Sarà che è una commedia romantica, che è un genere che io conosco bene da spettatore, ma non da filmaker. Ha quella freschezza lì, inaspettatamente ha la freschezza del primo film, dell’opera prima» (M. Ponti, “primissima.it”, 21.12.2010).

«Ti amo troppo per dirtelo è una commedia contemporanea, sofisticata, brillante che, in qualche modo, trae la sua origine dal passato storico delle commedie di Howard Hawks, di Harry ti presento Sally di quelle prodotte dalla Working Title con Hugh Grant come protagonista in cui immettiamo una visione realista molto italiana. […] Una Spaghetti Romantic Comedy con molte suggestioni che provengono dal cinema del passato, ma che guarda al futuro. Un film che ambisce a raccontare una storia con un certo tipo di intensità. Il nostro desiderio era quello di immettere del realismo in un genere codificato come quello della commedia romantica» (P. Valsecchi a M. Spagnoli, “primissima.it”, 15.12.2010).

«Una pellicola che racconta la realtà senza retorica e in maniera molto fresca» (P. Valsecchi a M. Spagnoli, “primissima.it”, 15.12.2010).

Questo personaggio mi fa molta simpatia, uno perché desideravo tanto poter fare una commedia adesso e poi perché ci ritrovo molte cose che vedo nella vita reale, quindi è stato molto divertente dargli vita» (F. Scianna, “primissima.it”, 21.12.2010).





«Messa da parte una buona fotografia, il resto non stupisce e non riesce a far sorridere, così come avrebbe dovuto. Da una commedia romantica per la tv non ci si aspettava niente di particolarmente travolgente, ma neanche una serie di luoghi comuni e battute poco originali. Il film-tv di Marco Ponti non ha la pretesa di diventare una pellicola cult, ma non per questo non avrebbe dovuto rinunciare al tentativo di portare sul piccolo schermo una storia divertente e leggera. Qui, piuttosto, c’è sì la leggerezza di una trama da film-tv adatto anche ad un pomeriggio estivo, ma manca l’elemento che può far parlare di idee davvero diverse rispetto alle altre produzioni. Neanche l’idea di usare il voice over per la prima parte del film paga, risultando seccante e didascalico, come a dire che anche nei film semplici si deve spiegare tutto ai telespettatori. E dire che i dialoghi, freschi e capaci di dare un giusto ritmo alle scene, non stonano con l’idea di raccontare una storia che cerca un pubblico giovane e smaliziato. […] Insomma, Ti amo troppo per dirtelo si svolge senza stupire e senza neanche annoiare: una mediocrità che può essere accettata da chi cercava un film-tv senza particolari messaggi, ma che da una casa di produzione che al cinema riesce a far ridere gran parte degli italiani ci si aspettava uno sforzo maggiore» (P. Sutera, “tvblog.it”, 22.06.2014).

Scheda a cura di
Vanessa Depetris


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