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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Lungometraggi



La zia di Carlo
Italia, 1942, 35mm, 76', B/N


Regia
Alfredo Guarini

Soggetto
dalla commedia Charley’s Aunt di Thomas Brandon

Sceneggiatura
Alfredo Guarini, Achille Campanile, Riccardo Cassano, Simeoni

Fotografia
Enzo Serafin

Operatore
Franco Vitrotti

Musica originale
Aston e Mario Pagano

Montaggio
Riccardo Cassano

Scenografia
Arnaldo Foresti

Arredamento
Arnaldo Foresti

Interpreti
Erminio Macario (Terenzio), Carlo Minello (Carlo), Maurizio D'Ancora (Guidobaldo), Lucia D'Alberti [Lucy D'Albert] (Lucia Tuberosa), Silvana Jachino (Rino), Lori Randi (Dora), Virgilio Riento (Casimiro, il tutore), Guglielmo Barnabò (il colonnello), Carlo Rizzo (il maggiordomo), Lia Corelli (la figlia del giardiniere), Linda Pini (l’autentica zia), Giulio Alfieri, Irina Ingrid, Carlo Morena, la contessa di Robilant

Direttore di produzione
Virgilio Villafranchi

Produzione
Virgilio Villafranchi per Capitani Film, Cines

Distribuzione
ENIC

Note

Nulla Osta n.31.744 del 31.12.1942; 1.884 metri.

Assistenti alla regia: Sandro Giusti, Riccardo Cassano; segretario di edizione: Riccardo Restivo; prima proiezione pubblica: 2.1.1943.





Sinossi
Torino, 1895. Due amici hanno intenzione di trascorrere un fine settimana in campagna con le rispettive fidanzate: i due ragazzi sono in attesa di ricevere la visita della loro ricchissima zia americana e vogliono festeggiare questa facoltosa parente. Il tutore delle loro fidanzate, però, è un uomo dai costumi severi e non intende lasciare neanche un attimo le due fanciulle sole con i ragazzi: di qui l’idea dei due di far travestire un loro amico da... ricca zia d’america. Il travestimento riesce così bene che il maturo tutore inizia a corteggiare in modo insistente la sedicente parente d’oltreoceano, dando vita a una serie di situazioni ridicole e grottesche. All’arrivo della vera zia la vicenda si aggiusta nel migliore dei modi.




«La zia di Carlo è proprio “La zia di Carlo”, la notissima farsa che esilarò almeno una generazione: se quella dei nostri padri o dei nostri nonni scegliete voi, a seconda dell’età che avete. Achille Campanile ne tratta per lo schermo una riduzione che quei toni farseschi ancora sottolinea e ribadisce, e l’ha ambientata a Torino, tra il ’90 e il ‘900. Ma non crediate che la fine di secolo si presti a civetterie e a variazioni d’epoca e d’ambiente, qui appare come un semplice fondale; e su di esso si svolgono le peripezie di donna Lucia, della finta zia di Carlo alle prese con i suoi spasimanti e quasi alle prese con la vera zia. Macario è il protagonista di ogni cosa, strappa al pubblico frequenti risate, sono con lui Maurizio D’Ancora, Lucia D’Alberti, Silvana Jacino, il Barnabò e Rieto» (M. Gromo, “La Stampa”, 15.1.1943).

«[...] è una vecchia farsa che molti anni fa, tra la fine dell’altro secolo e il principio di questo, faceva ridere il pubblico dei nostri teatri nelle recite domenicali. L’altra guerra, cambiando la faccia al mondo, sommerse anche La zia di Carlo, essa era ormai ben morta [...] quindi certe riesumazioni si giustificano soltanto quando, chi opera la resurrezione, si proponga un problema di stile con un protagonista come Macario che, nelle vesti d’una vecchia zia sudamericana, fa le stereotipate smorfie solite alla sua attività rivistaiola» (A. Frateili, “La Tribuna”, 15.1.1943).

«Il film si vale di un buon gruppo di attori, tuttavia la presenza di Macario riduce qualche interprete a funzioni corali. [...] L’accento di questo attore comico, i suoi gesti, la lepidezza e l’insolenza cortese non subiscono varianti. Al contrario, si può dire che le vesti femminili indossate da Macario hanno servito a dar rilievo ai tratti dominanti di una comicità ormai popolarissima, decisa a suscitare con qualunque mezzo l’ilarità dello spettatore» (R.[aul] R.[adice], “Corriere della Sera”, 30.6.1943).



Scheda a cura di
Valeria Borello

Persone / Istituzioni
Alfredo Guarini
Enzo Serafin
Franco Vitrotti
Erminio Macario
Maurizio D'Ancora
Silvana Jachino
Carlo Rizzo


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