Torino città del cinema
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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Lungometraggi



La freccia azzurra
Italia, Svizzera, Lussemburgo, 1996, 35mm, 93', Colore

Altri titoli: The Blue Arrow, How the Toys Saved Christmas, La Flèche bleue, Der Blaue Pfeil

Regia
Enzo D’Alò

Soggetto
Liberamente tratto dal racconto di Gianni Rodari

Sceneggiatura
Enzo D’Alò, Umberto Marino

Musica originale
Paolo Conte

Montaggio
Rita Rossi

Scenografia
Paolo Cardoni

Produttore esecutivo
stripslashes(Maria Fares)

Produzione
Maria Fares per Lanterna Magica, Fama Film AG, Monipoly Productions

Distribuzione
Mikado

Note
Film di animazione. Direzione delle animazioni: Silvio Pautasso; canzone Don’t Break My Heart di Paolo Conte cantata da Miriam Makeba e Dizzy Gillespie; produzione musicale: Renzo Fantini per la Concerto s.r.l.; voci: Dario Fo (Scarafoni), Lella Costa (Befana), Vittorio Amandola (Mezza Barba), Pino Ammendola (Pastello Blu-Verde), Vittorio Battarra (Capo Stazione), Monica Bertolotti (Spicciola), Rodolfo Bianchi (Generale), Fabio Boccanera (Lesto), Marco Bolognesi (Don Juan), Rino Bolognesi (Penna d’Argento), Giorgio Borghetti (Arturo), Marco Bresciani (Pilota), Giorgio Castiglia (Aristide), Daniela Cavallini (Silvana, Attrice), Roberto Certomà (Marito povero).Laura Cosenza (Moglie povera, Cassiera), Alessio Defilippis (Filippo Maria), Stefano Defilippis (Franco), Oliviero Dinelli (Capo Treno), Pino Ferrara (Capo Polizia), Luigi Ferraro (Soldato), Michele Kalamera (Statua), Cristian Iansante (Macchinista), Ilaria Latini (Carlotta, Barbara), Sergio Luzi (Pastello Nero-Rosso), Neri Marcorè (Pastello Giallo, Attore, Papà bambini ricchi), Alida Milana (Francesco), Roberto Pedicini (Scarpa), Elena Perino (Marina), Davide Perino (Carlo Alberto), Francesco Pezzulli (Roberto, Vetturino), Carlo Reali (Mago), Nello Rivié (Romualdo), Renzo Stacchi (Narratore, Simone, Poliziotto), Roberto Stocchi (Orso Giallo), Gaetano Varcasia (Topo, Pastello Bianco-Marrone); direttore doppiaggio: Renzo Stacchi; assistente doppiaggio: Donatella Fantini; adattamento dialoghi: Elisa Galletta; fonico doppiaggio: Maurizio Solofra; stabilimenti doppiaggio: Florian Cinetivu (Bologna), Sound Art 23 (Roma); produttori associati: Rolf Schmid & Vreni Traber, Paul Thiltges.
Premi: Nastro d’Argento 1997 per la Migliore Musica a Paolo Conte.




Sinossi
È la notte dell’Epifania. Ma in questo giorno di festa, tanto atteso dai più piccoli, non sarà la Befana a consegnare i doni. La simpatica vecchietta è colta da un’improvvisa influenza, che si scoprirà poi essere opera del perfido dottor Scarafoni; il malefico assistente della Befana ha pronto un piano per arricchirsi alle spalle dei bambini più ricchi: solo chi potrà permettersi di pagare i doni avrà la possibilità di riceverli. “Ma come”, esclamano i giocattoli, “ciò va contro il principio di questa festa!” Saranno loro, infatti, utilizzando un passaggio segreto, a scappare dal negozio e a dirigersi verso le case di tutti i bambini.




Dichiarazioni
«L’idea un po’ pazza di realizzare un lungometraggio per il cinema, La freccia azzurra, è nata in un momento di enorme crisi del cinema d’animazione italiano, in cui si guardava con ambizione e invidia ai colleghi francesi o ai tedeschi che da diversi anni avevano sviluppato la produzione, perlomeno indirizzata alla televisione. Dopo La freccia azzurra tutti hanno ripreso fiducia, non solo in Italia, e si sono rimessi a lavorare anche per il cinema: è stato come un torrente in piena che ha divelto tutti gli argini! Quando avevamo iniziato la produzione del film si era trattato di un investimento non solo economico, ma anche mentale. Fu un’operazione particolare, pionieristica: giravo il mondo cercando i finanziamenti per poter realizzare il film e nello stesso tempo lavoravo alla sceneggiatura. Ho scritto per diversi anni, da solo, senza essere pagato da nessuno, e nei ritagli di tempo, un po’ come l’artigiano che si costruisce le cosettine sue tra un lavoro e l’altro. [...] Leggevo i libri, per piacere personale e perché avevo una bambina piccola a cui mi piaceva raccontare le storie. Mi innamorai di La freccia azzurra di Rodari e cominciai a cercare il modo di trasformarlo in  un film d’animazione. Lavorai con l’immaginazione: la storia evocava immediatamente azioni e situazioni, si prestava senza eccessive difficoltà alle trasformazioni necessarie per essere trasformata in film. [...] Una volta costruita la drammaturgia e focalizzata la struttura narrativa, visualizzai quasi automaticamente il colore, il tipo di ambiente e di arredamento. Per le atmosfere musicali fin da subito avevo pensato a Paolo Conte. Non lo conoscevo, gli inviai la sceneggiatura con alcuni disegni, realizzati nel frattempo da Paolo Cardoni, e Conte partecipò immediatamente con entusiasmo, inserendosi perfettamente, con le sue sonorità, nell’ambiente narrativo del film. Non è facile definire il rapporto tra un film e il mio lavoro a Torino. Il cinema d’animazione non ha bisogno di set esterni, quindi il rapporto con una città è sempre relativo, più umorale che reale e tecnico; inoltre il lavoro viene frammentato, per la mancanza di grandi strutture in Italia e in Europa, e la realizzazione di un film prevede continui spostamenti da una parte all’altra del globo. Lo studio di riferimento a Torino in realtà era una piccola struttura che faceva da raccordo tra la Spagna, il Belgio, la Svizzera, la Cecoslovacchia e poi Milano, Firenze, Roma, senza contare altri animatori free-lance sparsi ovunque, parte della lavorazione fu realizzata anche in Francia, a Parigi» (E. D’Alò, in D. Bracco, S. Della Casa, P. Manera, F. Prono, a cura di, Torino città del cinema, Il Castoro, Milano, 2001).
 
«L’idea alla base del mio lavoro con Enzo era quella di non voler ricreare un linguaggio bambinesco e una dimensione semplificata, come spesso si usa nei cartoni animati. Abbiamo cercato di scrivere come per un film “normale”, mantenere una naturalezza di dialogo, usare un linguaggio, concependo sequenze, primi piani, ecc. Abbiamo cercato di scrivere un vero film e credo che ci siamo riusciti» (U. Marino, http://www.lombardiaspettacolo.com/cinema/).
 
«Quando ho creato la musica per La freccia Azzurra, ho cercato di entrare il più possibile nel film, lavorando con Enzo sul senso del colore, emozionandomi nel cercare nella musica i colori più caldi o più freddi a seconda del carattere dei disegni»





La traiettoria più significativa del cinema torinese di animazione è quella della Lanterna Magica, fondata nei primi anni Ottanta da Enzo D‘Alò e Maria Fares, capace di passare dall’attività artigianale alla proposta di lungometraggi d’animazione quando sembra ormai che le produzioni estere (in primis quelle americane) abbiano preso definitivamente il sopravvento. Enzo D’Alò, insieme allo sceneggiatore Umberto Marino, propone con La freccia azzurra un modello al tempo stesso popolare e complesso di concepire l’animazione: il film diventa ben presto il beniamino dei bambini anche se le scelte sono tutt’altro che banali, dalla raffinatezza del tratto alla colonna sonora di Paolo Conte al doppiaggio affidato tra gli altri a Dario Fo. Una caratteristica sicuramente da elogiare è anche la scelta di D’Alò di smarcarsi dagli stilemi dei disegni animati odierni, come giustamente sottolinea Paolo Mereghetti su “Sette” del “Corriere della Sera”: «D’Alò ha privilegiato fin dalla scelta del soggetto la dimensione tutta infantile della favola. Conseguentemente, la scelta del disegno va nella direzione di un tratto non realista, che privilegia una tavolozza di colori tenui e per niente aggressivi. Ne esce un film affascinante e mai volgare, che entra in relazione con la fantasia dei bambini piuttosto che con la “memoria” di certi cartoon televisivi»
 
«Gianni Rodari è ormai noto a tutti nell'ambito della letteratura per l'infanzia, ma non sappiamo a quanti il nome di Paolo Cardoni dica qualcosa. Eppure si tratta di uno dei più delicati e suggestivi illustratori italiani (memorabili le sue biografie di Einstein e Mozart per la Emme Edizioni) e l'abbinamento di due autori del genere per la realizzazione del nuovo lungometraggio italiano a cartoni animati, La freccia azzurra, costituiva uno degli appuntamenti di rilievo, tra gli addetti ai lavori, a questo 53° festival veneziano. E il risultato è sicuramente degno delle aspettative. […] La prima amabile caratteristica della pellicola diretta da Enzo D'Alò è proprio un disincantato nazionalismo. Non ci sono i soliti tributi alle grandi fiabe classiche francesi o nordiche, ma temi ed ambientazioni tutti nostrani ed una finezza nel racconto e nel tocco davvero sorprendenti. Il motore della storia è semplice e la vicenda cresce con naturale dolcezza. […] E se la tecnica d'animazione della Freccia azzurra non arriva alla complessa perfezione degli anni d'oro Disney, ha in ogni caso una "rotondità" grafica che la tiene lontana dal deprimente standard televisivo giapponese. Con i colori pastellati, le scenografie ammorbidite dal bianco paesaggio innevato, l'accattivante accompagnamento musicale di Paolo Conte, l'opera di D'Alò ha un soft-touch d'altri tempi e riporta il cartone animato ad una serenità narrativa inusitata. Davvero una piacevole sorpresa» (E. Leoni, “La difesa del Popolo” 15.9.1996).
 
«Adattata dal regista Enzo D’Alò con Umberto Marino dall’omonimo racconto di Gianni Rodari (pubblicato la prima volta nel 1954 con il titolo Il viaggio della Freccia Azzurra), la favola è italiana nella storia che ruota intorno alla festa dell’Epifania, ricorrenza tipicamente nostrana; nelle musiche tenero-nostalgiche appositamente composte da Paolo Conte; e nello stile pastelloso e volutamente vecchio stile del disegno di Paolo Cardoni: illustratore, grafico e scenografo ben noto agli addetti ai lavori, di cui ora anche il grande pubblico può apprezzare» (A. Levantesi, “La Stampa” 8.9.1996).
 
«Dopo quattro anni complessivi di lavorazione, finalmente arriva sui nostri schermi un lungometraggio d'animazione italiano, seppur in una coproduzione internazionale, realizzato dalle toccanti e raffinate illustrazioni di Paolo Cardoni […]. Unico neo, e non di poco conto, la scarsa considerazione data al nome dell'illustratore. Errori così danno da pensare» (d.vil., "Cinemasessanta" n. 3/229, maggio-giugno1996). 
 
«Usa il computer in maniera raffinatissima, questo film: così raffinata che quasi non si vede. Guidata dal cervello elettronico, la sua macchina da presa compie carrellate ed evoluzioni che sarebbero possibili solo nel cinema "dal vero"; disegnati dai pixel, i suoi personaggi arrivano a disporsi su 30-40 livelli in profondità di campo, rimanendo tutti perfettamente a fuoco. È questo uno dei segreti della fondamentale leggerezza di un film che non assomiglia a nessun altro, e che riesce a narrare una divertente e gentile fiaba ambientata negli anni Trenta Cinquanta con la modernità di un cantastorie elettronico. E I'aspetto tecnologico è probabilmente la prima ragione per cui questo film è importante in questo momento. Partito in netto ritardo rispetto ad altre cinematografie d'animazione del continente (quella francese in testa), negli ultimi anni il nostro Paese ha saputo recuperare in termini di macchinario e di professionalità, sì che oggi la piccola ma efficiente struttura denominata Cartoonia (una sede a Torino e una a Terni) può presentare questo biglietto da visita per testimoniare di essere in grado di battersi ad armi pari con le altre maggiori società europee che forniscono coloritura elettronica e ripresa computerizzata. Cartoonia, che appunto si è fatta carico della lavorazione de La freccia azzurra, è nata nel 1992 da una costola della società torinese La Lanterna Magica, cioè della produttrice del film. […] È un film che narra una fiaba non canonica e non celebre, ma anzi moderna e nella quale il fantastico si combina molto sostanziosamente con il realistico, descrivendo addirittura quasi planimetricamente la cittadina media italiana nella quale si svolge. (Il modello ideale a cui gli autori si sono riferiti è stata in concreto Orbetello). È un film, in sostanza, che ha il pregio di svincolarsi dalle mode e di percorrere una sua via personale, senza la minima timidezza e anzi con il massimo immaginabile di perfezionismo, professionalità, acribia (la lavorazione è durata oltre quattro anni). Tra l'altro risulterà probabilmente gradevole anche per gli adulti, ai quali non dovrebbe dispiacere quel suo sapore vagamente rétro, quasi fatto apposta per chi può aver sviluppato simpatia per il modernariato (gli anni Trenta, non dichiarati ma palesi). A questa atmosfera dà un apporto decisivo la musica caratterizzata, forte ed elegante di Paolo Conte. Pur quel suo spiccato carattere italiano, La Freccia Azzurra ha la particolarità di essere un prodotto europeo; il primo esempio, in casa nostra, di lungometraggio immagine-per-immagine nato, cresciuto, caldeggiato all'ombra delle grandi organizzazioni della Cee che promuovono la co-produzione comunitaria. Le italiane Lanterna Magica ed Eta Beta si sono associate a co-produttori stranieri come l'elvetica Fama Film e la lussemburghese Monipoly, e il lavoro vero e proprio di animazione si è svolto anche in altri Paesi come la Spagna e il Portogallo, la Repubblica Ceca e la Danimarca, per un totale di 400 disegnatori o scenografi di differente passaporto (anche se l'unità dello stile è stata poi sempre garantita dall'esigente direttore dell'animazione torinese Silvio Pautasso). Non c'è dubbio poi che lo stile e il tono del film siano legati alla tradizione europea del cinema d'animazione d'autore, e che vi manchi invece del tutto la così frequente impronta hollywoodiana o broadwaiana» (G. Bendazzi, www.awn.com/mag/issue1.10). 


Scheda a cura di
Giusy Cutrì

Persone / Istituzioni
Umberto Marino
Paolo Conte
Maria Fares


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