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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Lungometraggi



L'ultimo combattimento
Italia, 1941, 35mm, 75', B/N

Altri titoli: The Last Fight

Regia
Piero Ballerini

Soggetto
Enzo Fiermonte

Sceneggiatura
Pier Luigi Melani, Michelangelo Barricelli

Fotografia
Piero Pupilli

Musica originale
Nino Piccinelli

Montaggio
Vincenzo Rampi, Baccio Baldini

Scenografia
Luigi Ricci

Arredamento
Mario Steffenino

Aiuto regia
Baccio Bandini

Interpreti
Enzo Fiermonte (Bruno Dal Monte), Peppino De Filippo (Alberto), Milena Penovich (Carole White), Jone Salinas (Maria), Nino Crisman (Charles), Loris Gizzi (Carrel), Ugo Sasso (Vardes), Carla Politi (Nancy), Lea Migliorini (Betty), Armando De Carolis (James Gorilla), Carlo Arruffo (zio Camillo), Otello Binazzi (O’Neil), Edoardo Borelli (mister Parker), Dino Raffaelli (impresario), Francesco Anderlucci (un pugile)

Direttore di produzione
Sandro Dani

Ispettore di produzione
stripslashes(Dino De Laurentiis)

Produzione
Mario Sequi per Novissima Film

Distribuzione
E.N.I.C.

Note

Nulla Osta n. 3.127 del 2.4.1941; 2.120 metri.

Costruzione scenografie: Luigi Rovere.

Film realizzato negli stabilimenti FERT di Torino





Sinossi
Bruno, un ragazzo in cerca di fortuna, si reca da un amico a Roma, nella speranza di trovare un lavoro. L’appuntamento è fissato in un bar frequentato da avventori poco raccomandabili; scoppia una rissa e il nuovo arrivato, con un diretto, manda al tappeto un pugile. Questo avvenimento cambia l’esistenza di Bruno: l’amico si trasforma rapidamente in uno scaltro agente e, dopo un durissimo allenamento, trasforma il ragazzo in un pugile professionista. Al primo incontro importante, il neo atleta batte un noto boxeur francese; questo match lo rende famoso e gli fa incontrare una ricca americana pluridivorziata, che lo distoglie da una più modesta fidanzata italiana. Il campione e la donna si sposano e si trasferiscono negli Stati Uniti. Qui Bruno si rende conto dell’errore commesso e si sente infelice non appena la moglie si rivela vuota e superficiale. Decide allora di cercare un ingaggio, fissa un incontro con uno dei più quotati pugili americani e, contro tutti i pronostici, vince. La vittoria segna il divorzio dalla moglie ed il ritorno in Italia, dove trova ad attenderlo la sua precedente fidanzata.




«L’ultimo combattimento è quello che dovrebbe segnare la fine della breve e non eccezionale carriera del pugile Bruno Dal Monte. Era un modesto, bravo ragazzo; con l’aiuto di Peppino de Filippo, suo allenatore, aveva vinto qualche incontro, pareva promettere; e di lui era trepida una povera figliola. D’un tratto, quello t’incontra una ricca e capricciosa americana, già divorziata due volte, e che ora s’incapriccia del quasi-campione, e se lo sposa e se lo porta in America. Ma qui Bruno si trova a disagio: troppi quattrini, troppi capricci eccetera: il dissidio fra moglie e terzo marito è ormai palese: e quella, con una somma di denaro, convince l’impresario del Madison Garden a opporre, in un incontro, Bruno a Gorilla James, il tremendo campione d’America. Questi gli darà certo una “buona lezione” e la cara mogliettina se la pregusta. Ma Bruno, invece, abbatte Gorilla: lascia in asso la quasi-miliardaria; e ritroverà in Italia la sua ragazza, che lo ha atteso. Il film è diretto da Piero Ballerini, che con Piccolo Hotel ed È sbarcato un marinaio aveva mostrato di voler seguire una sua via, con accenti personali, ai quali qui rinuncia, speriamo provvisoriamente. Con Peppino De Filippo sono tra gli interpreti del film Milena Penovich e il pugile Bruno Fiermonte, che è anche l’autore del soggetto» (M. Gromo, “L’ultimo combattimento” di P. Ballerini, “La Stampa”, 20.5.1941).

«L’aver scelto Piero Ballerini, regista di mezzitoni, a dirigere un film di pugilato, lascia capire quale fosse l’intenzione dei produttori di Ultimo combattimento: farne un film sportivo con sottofondo [...] intimista. E realmente c’è nel soggetto e nella sceneggiatura lo sforzo di innestare il fatto sportivo sul caso psicologico [...]. Purtroppo, o sia l’ingenuità della costruzione e del dialogo, o l’impacciata esilità della regia, non molto risulta di quelle intenzioni psicologiche e ambientali, tutto il meglio del film concentrandosi nella rinfrescante presenza di due tipi nuovi e interessanti: Enzo Fiermonte [...] e Jone Salinas» (F. Sacchi, “Corriere della Sera”, 13.6.1941).

«La storia avrebbe potuto essere interessante purché fosse stata studiata in profondità [...] invece tutto è narrato a colpi d’obiettivo avvicendati rapidamente, senza troppe preoccupazioni costruttive o estetiche, sicché quello che avrebbe potuto essere un dramma umano o almeno una commedia satirica piena di mordente, risulta un raccontino piuttosto scialbo, i cui episodi sono visti da un lato puramente esteriore. [...] Fra gli interpreti Enzo Fiermonte nella sua parte di protagonista mostra di possedere, oltre a una bellissima figura, delle qualità espressive che potrebbero fare di lui un ottimo elemento del nostro cinematografo. Milena Penovich ha dello stile e riesce a disegnare un’americana che, per la prima volta nel nostro cinematografo, sembra verosimile. [...] Peppino De Filippo ha trovato una parte fatta su misura nell’allenatore del pugile. Le figure secondarie, poi, sono perfettamente a posto - e ci dispiace di non poter dare il nome del tormentatore di Fiermonte, nel principio del film – per quel tal difetto dei nostri produttori di non indicare i personaggi interpretati dagli attori: egli ha tutte le qualità per diventare una stella di prima grandezza, idolo delle spettatrici italiane» (G. Setti, “Il Lavoro”, 8.6.1941).

«Miglior fortuna [di Troppo tardi t’ho conosciuta!] ebbe l'altro film del primissi­mo periodo torinese di Dino [De Laurentiis], L'ultimo combattimento, che narra­va una vicenda semiautobiografica scritta e interpretata dall'ex cam­pione dei pesi medi Enzo Fiermonte, appena reduce da un sog­giorno negli Usa dove aveva avuto grossi fastidi con i gangster della boxe e con una moglie americana. Dino afferma di essere andato a prendere Fiermonte al suo arrivo in transatlantico a Napoli e di avergli fatto firmare un contratto di esclusiva. Tra il fiasco di un te­nore e il successo di un pugile, Dino, forte di queste due esperienze, si ripresenta a Torino in veste di salvatore della Fert, facendo il primo grosso salto di carriera» (T. Kezich, A. Levantesi, Dino. De Laurentiis, la vita e i film, Feltrinelli, Milano, 2009).





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