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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Cortometraggi e Documentari



Aldo dice 26 X 1
Italia, 1946, 35mm, 45', B/N


Regia
Fernando Cerchio

Fotografia
Ottavio Berard, Piero Cavagliani, Roberto Chomon, Giorgio Orsini, Nardo Scarabello

Montaggio
Fernando Cerchio

Direttore di produzione
Valerio Luccarini

Produzione
Sezione Cinematografica A.N.P.I. Torino

Note
Data di produzione: 1945.
Organizzazione: Valerio Luccarini; realizzazione: Light – Photofilm; mezzi tecnici dello Stabilimento Fert; collaborazione alla produzione: Edoardo Cauvin, Unione Regionale Piemontese del Partito Liberale Italiano, Federazione Regionale Piemontese del Partito Socialista Italino di Unità Proletaria, A.N.P.I. di Aosta
 
Non si conosce il nome dell'autore del commento fuori campo, né quello dello speaker.
 
Il film è il risultato di una complessa operazione messa in cantiere nei giorni della liberazione di Torino. Tra il 1944 e il 1945 Fernando Cerchio lavora a Torino, negli studi della Fert, dove dirige con Carlo Borghesio, Porte chiuse. La lavorazione del film è interrotta dai tumulti della liberazione della città; la troupe e i due registi escono per strada e realizzano alcune riprese che vengono poi montate con materiale d’archivio e con la ricostruzione cinematografica degli avvenimenti più salienti di quelle giornate.
 
Locations: Torino, Piemonte, Valle d'Aosta.
 
Il titolo prende spunto dal famoso messaggio cifrato che indicava a tutte le formazioni antifasciste il momento dell’insurrezione generale contro fascisti e tedeschi. 
 
 




Sinossi
La liberazione di Torino, l’insediamento dei primi ordini di governo del Comitato di Liberazione Nazionale, l’arrivo in città delle formazioni partigiane, un comizio in piazza Vittorio di Franco Antonicelli i funerali delle vittime di guerra.
 




Dichiarazioni
«In definitiva il documento non è molto fedele all’atmosfera festosa ed entusiasta di quei giorni; offre invece un’immagine che possa essere gradita ai benpensanti e che veda già la Resistenza avvolta nell’aura sterilizzante e beatificante della retorica. [...] Eppure, nonostante i limiti, i difetti che abbiamo cercato di mettere in luce, forse anche grazie al buon mestiere di montaggio, Aldo dice 26 x 1, nonostante tutto crea ad ogni proiezione, ad ogni visione una certa emozione, qualche fremito: sono quelle immagini autentiche che ogni tanto si impongono sullo schermo, che ci mostrano com’erano, come si muovevano quei protagonisti di una fiaba ormai lontana, ma che è impressa profondamente in chi in  qualche modo l’ha vissuta» (Paolo Gobetti, Piemonte partigiano. Cinema e resistenza in Piemonte. 1943-1993, Regione Piemonte-ANCR, Torino, 1993)
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«Si passa dal Monferrato alla Valle d’Aosta, poi a Torino nei giorni che precedono l’insurrezione. Le immagini mostrano l’attività partigiana, alcuni scontri armati, la difesa delle centrali elettriche e il capoluogo abbandonato dai fascisti. Seguono i funerali dei partigiani caduti negli ultimi giorni. Il primo maggio del 1945 in piazza Castello si svolge una imponente manifestazione partigiana e operaia. Cinque giorni dopo tutti i partigiani sono in piazza Vittorio per la grande sfilata finale. La Messa, i discorsi del generale del comitato militare Trabucchi, del presidente del CLN Antonicelli, del nuovo sindaco Roveda. Alcune delle scene del film (la lotta armata in montagna per esempio) sono interamente ricostruite, in questo caso gli attori sono partigiani che interpretano loro stessi» (N. Heys Cerchio, Fernando Cerchio (1933-1945), Tesi di Laurea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Torino, 2004).
 
«Aldo dice 26x1 fa parte del primo blocco dei film sulla Resistenza raccolti da Paolo Gobetti alla fine degli anni Sessanta. Paolo voleva capire come era stato realizzato, quali documenti filmati gli autori avevano utilizzato. Così Melina Bracco, tra il 1972 e il 1974, ebbe uno scambio di lettere con Fernando Cerchio proprio per avere queste informazioni. Egli si dimostrò molto disponibile, ci mandò vari materiali tra cui tre copie della sceneggiatura del film: una scritta a mano e altre due successive che non pre­sentano molte varianti tra loro. In queste tre successive elaborazioni cambiò anche titolo: da Non dimentichiamo a Eseguite piano 27, a quello definitivo. Tra le carte c'è, tra l'altro, anche un invito per la proiezione di prova del film finito ma non ancora pre­sentato al pubblico, che si tenne alla Fert il 16 aprile 1946. Aldo dice 26x1  viene realizzato nel giro di un anno. Nella parte finale del film vedia­mo alcuni momenti delle manifestazioni del 1° e del 6 maggio 1945 a Torino. Le ripre­se sono state effettuate dalle troupes di Cerchio e di Borghesio che erano state fatte uscire appositamente dalla Fert dove stavano lavorando in film a soggetto (tra gli ope­ratori c'era anche Alfieri Canavero). Tutta la prima parte del film è invece realizzata raccogliendo e montando riprese effettuate nell'autunno-inverno 1944-45, dalla Valle d'Aosta al Monferrato; alcune riprese sono state girate in Val Pellice e nel Monferrato da Renato Vanzetta, un ufficiale italiano paracadutato in Piemonte dagli Alleati. Altre documentazioni visive arrivano dall'Istituto Luce, da cinegiornali della Repubblica di Salò. Paolo Gobetti scoprì che le sequenze girate in Valle d'Aosta dall'operatore Ottavio Bérard, che sembravano essere una documentazione autentica della guerra partigiana, in realtà erano una messa in scena fatta alcuni mesi dopo, nel novembre 1945. Eppure le immagini del gruppo di partigiani che marciano nella neve capeggiati da un prete sono molto note, sono diventate un repertorio che si ritrova in Giorni di gloria e in tutti i documentari sulla Resistenza che vengono anche oggi realizzati» (P. Olivetti, “Mondo Niovo 18-24 ft/s” n. 2, 2006).
 
«Aldo dice 26 x 1, un documentario di Fernando Cerchio dedicato alla Resistenza e alla Liberazione in Piemonte, è costituito essenzialmente di riprese compiute durante gli ultimi giorni di lotta e i primi giorni di libertà. respiro che si avvale largamente di ricostruzioni di episodi di vita partigiana, ad esempio attacchi contro gruppi di fascisti, che però, al di là dell'evidente finzione, di autentico hanno pur sempre gli interpreti, e poi le divise che indossano e i gesti che compiono» (N. Ivaldi, “Bianco & Nero” nn. 7/8, luglio/agosto 1969).
 
«Il primo documentario girato a ridosso del 25 aprile in Piemonte, che illustra quella indimenticabile giornata di gloria e di liberazione da un incubo durato ventitre anni, è Aldo dice 26x1 di Ferdinando Cerchio e Carlo Borghesio. Il film, che rievoca nel titolo il messaggio inviato da “Radio Londra” per la liberazione di Torino, accomuna materiali autentici relativi ai giorni della liberazione a ricostruzioni fumate di azioni partigiane interpretate dagli stessi uomini che le avevano compiute, con le stesse divise e armi e negli stessi luoghi dove si erano svolte. Al di là della modestia del lavoro, il film è un notevole documento storico che ci mostra, con informazioni di prima mano, la vita delle bande in montagna nei giorni della lotta contro il nazi-fascismo» (G. Casadio, La guerra al cinema. I film di guerra nel cinema italiano, Longa editore, Ravenna, 1998).


Scheda a cura di
Marta Teodoro

Persone / Istituzioni
Fernando Cerchio


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