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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Lungometraggi



In nome di Maria
Italia/Ucraina, 2007, 35mm, 93', Colore


Regia
Franco Diaferia

Soggetto
Franco Diaferia

Sceneggiatura
Franco Diaferia, Andrea Lionetti

Fotografia
Luciano Tovoli

Operatore
Alessandro Dominici

Suono
Silvestro Ferrero, Alessandro Sanna

Montaggio
Franco Diaferia

Scenografia
Claudia Trapanà, Igor Belyak Vladimirovich

Costumi
Agostino Varchi

Interpreti
Gilberto Idonea (don Vittorio), Natasha Stefanenko (funzionaria del Governo), Paola Gassman (presidente Associazione Italiana), Massimo Bagliani (Giovanni), Vernon Dobtcheff (vescovo straniero), Julia Mayarchuk (Dasha), Andrea Lionetti (don Taranto)

Casting
Michele Palatella

Produzione
Cineville Pictures

Note
Suono in presa diretta; produttori associati: Red Lions Pictures, Blu Sky Sviluppo.
 
Film realizzato con  il Patrocinio  di Comune di Saluggia, Provincia di Vercelli e RAI Segretariato Sociale
 
Locations: Kiev (Ucraina), Vercelli,Saluggia, Catania.




Sinossi
Soggiorni terapeutici per bambini delle zone ancora contaminate dalla radioattività post-Chernobyl con l’intenzione di dare loro una speranza di recupero. Con questo scopo Maria, una bambina bielorussa di 8 anni, arriva in Italia ospite dei coniugi Parodi. A pochi giorni dal suo ritorno in patria, la bambina sparisce e, per 20 giorni, la famiglia affidataria, con il pretesto che Maria ha subito violenze nel paese di origine, è ferma nella decisione di non svelare dov’è stata nascosta.  L’Italia è divisa tra chi condanna il comportamento sconsiderato dei coniugi e chi attacca l’atteggiamento duro dello stato ex-sovietico. Per riuscire a riottenere la custodia della bambina, subito rimpatriata, i Parodi si affidano a Monsignor Carminati, vescovo della loro città, che incarica Don Vittorio di partire per andare a cercare Maria e tentare di riportarla in Italia. Inizia così una lunga e infruttuosa odissea attraverso orfanotrofi, associazioni e ospedali, scontrandosi con una inaspettata e amara realtà fatta di dolore, bugie e corruzione che mette in crisi la coscienza e l’incrollabile fede del prete. Don Vittorio ha capito che per l’amore di uno, non si può essere indifferenti agli altri trentamila…




Dichiarazioni
«Stavo cercando un motivo per scrivere una storia di sentimenti profondi che mostrasse una realtà poco conosciuta, al di la degli stereotipi dell’emigrazione e delle belle donne che cercano di abbindolare “l’italiano” di turno e farsi sposare grazie alla loro bellezza. Queste le avevo già scritte ma, non convincendomi a sufficienza, sono ancora nel mio cassetto. [...] Il giorno in cui mi sono trovato nell’ospedale oncologico pediatrico di Kiev, ho visto la vera disperazione legata all’assoluta impotenza di coloro che sanno di combattere una battaglia persa. Madri che, nel tentativo di prolungare la vita dei loro figli, si trasformano in medici, suore, infermiere, là dove questi sostegni dovrebbero essere garantiti ma che sono invece completamente assenti. Ho pensato che se l’argomento della pellicola è quello di sensibilizzare le persone verso questi di problemi, devo essere io il primo a fare qualcosa che vada oltre il semplice fatto di evidenziarlo attraverso la macchina da presa. [...] In nome di Maria contiene nel titolo una doppia valenza: il riferimento religioso al fatto che un prete cattolico sia il protagonista della vicenda ma soprattutto che tutto ciò che accade nel film sia originato dalla volontà di operare in favore della bambina, quale metafora e trasposizione di tutti i bambini che vivono condizioni di forte disagio. Il film tende a prendere per mano lo spettatore e, attraverso il protagonista che compie un viaggio in un paese sconosciuto e per molti versi ostico, guidarlo verso la comprensione di un fenomeno sociale sconosciuto e sottovalutato: i soggiorni terapeutici dei bambini delle zone ancora contaminate dalla radioattività post-Chernobyl. Troppo spesso si presume di essere immuni dalle disgrazie finché non toccano le nostre vite» (F. Diaferia, dal Pressbook della Produzione, 2008).





«La donna è alta, bionda, algida. Davanti a lei stanno due sacerdoti, contriti. Le stanno chiedendo scusa. Non sapevano, non immaginavano... La donna si ammorbidisce. Ma non rinuncia a rinfacciare loro che quegli italiani che si ergevano a difensori di una bimba (forse) violentata, nel loro paese permettono abusi anche maggiori, con ben minore indignazione. Siamo a Kiev, sul set di In nome di Maria, film di Franco Diaferia che prendendo spunto dal "rapimento" della bimba bielorussa da parte di una famiglia di Cogoleto di cui era ospite, racconta l'odissea di un sacerdote che, tentando di riportare la bimba in Italia, scopre una realtà diversa e mette in dubbio le proprie certezze. Il biondo funzionario ucraino è Natasha Stefanenko, i due preti Gilberto Idonea e Andrea Lionetti, il “maestro” delle luci è Luciano Tovoli, lo stesso di Professione reporter, Il deserto dei Tartari e di altre centinaia di film, alle sue spalle alcuni bambini dai visi consumati, di un pallore cereo, gli occhi enormi, tristi e curiosi. Sono gli ospiti dell'ospedale oncologico pediatrico di Kiev in visita: l'attrice russa è testimonial dell'associazione umanitaria Soleterre, che sta facendo interventi di sostegno nel loro reparto, e vogliono salutarla. A Soleterre e al loro progetto Un sorriso in corsia andranno parte dei proventi del film. In nome di Maria è un film rischioso. In ogni senso. Il tema è delicato. Economicamente, poi, è sostanzialmente autoprodotto: dai suoi autori, i torinesi Diaferia e Lionetti (insieme l'hanno sceneggiato), con la partecipazione di Luciano Tovoli. Gode inoltre del patrocinio della Torino-Piemonte Film Commission» (A.Marmiroli, “La Stampa”, 15.5.2007).




Persone / Istituzioni
Luciano Tovoli
Alessandro Dominici
Franco Diaferia


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