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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

Lungometraggi



Enigma
Italia/ Francia, 1986, 35mm, 95', Colore


Regia
Jean Rouch, Alberto Chiantaretto, Marco Di Castri, Daniele Pianciola

Fotografia
Jean Rouch, Marco Di Castri

Suono
Remo Ugolinelli, Stefano Savino

Montaggio
Françoise Beloux

Scenografia
Adriano Grimaldi

Costumi
Galtrucco

Trucco
Gabriella Lassen

Interpreti
Gilbert Mazliah (Gilbert, il pittore), Sabina Sacchi (Sabine), Gianfranco Barberi (sir Richard, il mecenate), Giorgio Bono (Giorgio), Sandro Franchina (Sandro, l’ingegnere), Sauro Roma (Sauro/Paracelso), Philo Bregstein (Philo, il filosofo), i bambini Eleonora Aiello, Simone Pagliano, Stefano Mosso, Francesco Mosso, Fabio Petrelli, Carmine Ferreri

Direttore di produzione
stripslashes(Maurizio Perrone)

Produzione
KWK Kinowerke (Cinema e Video), C.N.R.S. Audiovisuel (Centre National de la Rechèrche Scientifique), I.N.A. (Institut National de l’Audiovisuel), Comité du Film Etnographique

Note
Assistente alla fotografia: Carlo Sordi; segretaria di edizione: Tina Castrovilli.
 
Film realizzato con il contributo di Comune di Torino (Assessorato alla Cultura, Assessorato al Turismo, Assessorato alla Gioventù), Regione Piemonte (Assessorato alla Cultura), FIAT.
 
Jean Rouch realizza a Torino Enigma insieme ai tre soci della KWK (Chiantaretto, Pianciola e Di Castri), mentre coordina un seminario promosso dal Festival Cinema Giovani. Le riprese del seminario sono affidate a Giovanni Gebbia, poi diventato uno dei più noti specialisti di riprese con steadycam a livello internazionale.
 




Sinossi
Un misterioso mecenate convoca nel suo castello sulla collina torinese un falsario e gli chiede di realizzare il quadro che Giorgio De Chirico non dipinse nel 1911, quando soggiornò a Torino. Il pittore si muove in città tra suggestione dechirichiane e richiami nietzcheani, fa incontri strani e inquietanti grazie ai quali individua il volto metafisico di Torino, partendo dalle sue architetture e cercando di individuare le sua essenza più profonda.




Dichiarazioni
«È un film che riunisce i sette peccati capitali: 1. un film con unità di tempo (15 giorni di riprese), unità di luogo (Torino), unità d’azione (l’uomo e il suo doppio); 2. un film con due sguardi incrociati, quelli delle due macchine; 3. un film in tre atti come le tragedie greche; 4. un film a quattro mani nella scrittura e nel montaggio; 5. un film a cinque dimensioni: x, y, z, t e i (l’immaginario); 6. un film con sei meravigliosi bambini e sei attori “improptu”: un mecenate, un pittore, un filosofo, una fata morgana, un sottomarino, un ingegnere e la città di Torino; 7. Un film a sette direzioni, le direzioni cardinali... ma un film con una sola storia come nelle Mille e una notte: la quadratura nel cerchio» (J. Rouch, nel Catalogo 1986 IV Festival Internazionale Cinema Giovani, Torino 1986).
 
«Per lui [Rouch]  la troupe era composta da una sola persona. Tu che filmavi eri il primo spettatore del film. Inoltre Rouch ci ha insegnato che quando giri fai tu stesso parte della messa in scena, in un certo senso la crei e interagisci con essa. I nostri film sono cinéma direct sull'arte contemporanea. Nel 1986 l'abbiamo incontrato e coinvolto in un progetto sulla città di Torino. È nato il film Enigma, lungometraggio di fiction in 16mm, in cui entrano in gioco la città, De Chirico, Nietzsche, un falsario, sei bambini e Gianfranco Barberi nel ruolo di un mecenate... È un film in cui la camera a mano à la Rouch, e il mio modo di filmare si oppongono e talvolta si scontrano. Ricordo che Jane Rouch, la moglie del regista, diceva: "sarebbe un gran regista, peccato che non sappia filmare"» (M. Di Castri, in Paola Scremin, a cura, Gianfranco Barberi e Marco Di Castri. Quando il video incontra il cinema, Antenna Cinema Arte, Treviso, 1996).





Il progetto di questo film nasce nel corso del Festival Cinema Giovani del 1984, in seguito all’incontro tra il grande regista francese Jean Rouch ed il gruppo torinese della KWK. Il risultato è un’opera che respira l’aria dell’Europa: «Europea è la produzione, europeo il suo strano linguaggio tra italiano, francese, olandese…, europea la fonte a cui attinge l’ispirazione e il metodo: da un lato la svolta metafisica di De Chirico strettamente legata al surrealismo francese, dall’altra il deragliamento fantastico a partire da elementi, frammenti di realtà caro anch’esso al surrealismo (i cadavres équis e i jeux poétiques cari a André Breton)» (Catalogo 1986 del IV Festival Internazionale Cinema Giovani, Torino 1986). Europeo è anche il riferimento alla cultura tedesca portata a Torino da Friedrich Nietzsche.
 
L’enigma costituisce inoltre il momento di una scuola di cinema non conclusa: il carattere “aperto”, “non finito” del film è dovuto al fatto che, coerentemente alla poetica di Rouch, esso è concepito non come messa in scena di una sceneggiatura, ma come opera in fieri, che vive di vita propria.

Questo film, che vede tra gli interpreti Gianfranco Barberi - proveniente dall’esperienza underground, sceneggiatore e poi regista insieme a Marco Di Castri di importanti documentari sull’arte - e Sandro Franchina - nome illustre del cinema indipendente italiano legato a Rouch da profonda amicizia - rimane una delle esperienze significative della produzione cinematografica torinese a partire dal contesto e dalle modalità in cui si sviluppa e prende vita: il film nasce da un’idea elaborata nel 1984, durante la seconda edizione del Torino Film Festival, allora Festival Internazionale Cinema Giovani, e si concretizza nel 1986, grazie al sostegno di strutture italiane e francesi del pubblico e del privato, attraverso un workshop con Rouch e i suoi collaboratori riprendendo le modalità dei corsi tenuti dal regista in Francia e negli Stati Uniti.
 
Si tratta, come si scrive nelle note di presentazione, di «Un’esperienza “sul campo” di un mese abbondante tra lavoro preparatorio (incontri e lezioni con Jean Rouch, organizzazione, sopralluoghi, ecc.) e vero e proprio set: 10 videomaker torinesi under 30 hanno potuto confrontarsi con la realtà produttiva ed i problemi di gestione di un “vero” Film. Una possibilità che le scuole di cinema normalmente non offrono. I partecipanti allo stage, coordinato dal regista Alberto Signetto, sono stati inseriti nella situazione produttiva del film in maniera attiva: non dunque semplici spettatori (anche se interessati ed attenti) di una situazione, ma direttamente coinvolti in qualità di “assistenti” in mansioni importanti quali la produzione, l’organizzazione, l’edizione, la fotografia, il suono, ecc. Un campo di apprendimento perciò che non si limitava unicamente alla regia, all’osservazione e allo studio del particolare metodo di lavoro di un maestro riconosciuto come Jean Rouch, ma si occupava in maniera complessiva del lavoro-cinema, misurando ed indagando per quanto possibile il divario tra ipotesi creativa e realtà produttiva: un problema estremamente importante in una situazione qual è quella del cinema italiano, dove purtroppo i ruoli di regista e di produttore tendono decisamente e forzatamente ad identificarsi» (Ibidem).

Il film nasce in un periodo in cui si parla insistentemente di una “scuola torinese” che si afferma sul piano nazionale, di strutture di produzione che si sviluppano attorno ai registi più noti (I Cammelli per Daniele Segre, la KWK per Daniele Pianciola e Alberto Chiantaretto, altre ancora per Alberto Signetto, Maurizio Gianotti, Corrado Franco, Vincenzo Badolisani...), di interazioni con altre realtà cittadine come la sede regionale RAI diretta da Cesare Dapino e lo stesso Festival Cinema Giovani, fondato da Gianni Rondolino nel 1982, che si muove in continuità con alcuni attivissimi cineclub torinesi e diventa edizione dopo edizione importante vetrina internazionale e laboratorio per la scena locale e italiana. È sulla base di questo ottimismo di fondo che nel 1985 nasce anche ACT!, associazione dei cineasti torinesi, che fin dall’inizio mette nel suo statuto una particolare attenzione per la documentazione sociale, riannodando in questo modo alcuni fili con il recente passato. Ma dopo breve tempo l’associazione si scoglie, a sancire l’inesistenza di una “scuola torinese” in quanto tale, quando è più opportuno parlare di strategie e attitudini comuni per una certa fase, dopo la quale solo alcuni nomi svilupperanno percorsi artistici e professionali diversi. 


Scheda a cura di
Isadora Pei

Persone / Istituzioni
Jean Rouch
Alberto Chiantaretto
Marco Di Castri
Daniele Pianciola
Remo Ugolinelli
Gianfranco Barberi
Maurizio Perrone

Luoghi
NomeCittàIndirizzo
Mole AntonellianaTorino-



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