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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

il progetto
Enciclopedia del cinema in Piemonte è un sito web consultabile gratuitamente dedicato alla catalogazione di tutta l'attività cinematografica e televisiva realizzata a Torino e in Piemonte dal 1900 ad oggi

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La nascita del cinema in Italia, le influenze i modelli e l'industria
Il fenomeno "Cabiria" e la stagione del divismo
Anni '30 e '40: lo schermo, l'arte e la cultura
Il Dopoguerra tra neorealismo e cinema popolare
Il cinema dei produttori e degli autori
Il cinema, l'immigrazione e la fabbrica
Il cinema underground e il cinema militante
Thriller, noir, una città scenario
Anni '80: festival, filmmaker e videomaker
Anni '90: la rinascita
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Il fenomeno "Cabiria" e la stagione del divismo

Il cinema delle origini soffre un complesso di inferiorità nei confronti delle forme nobili di spettacolo come il teatro; poiché è concepito come una forma industriale di spettacolo, la via della riabilitazione passa attraverso il denaro. E del denaro sa servirsi Giovanni Pastrone, che nel budget di Cabiria (il primo kolossal della storia del cinema) prevede la cifra astronomica di un milione di lire dell’epoca e ottiene che il film risulti firmato da Gabriele d’Annunzio, il più famoso uomo di cultura dell’epoca, che si limita in realtà a supervisionare le didascalie e inventare i nomi dei personaggi. Il film richiede quasi un anno di lavorazione, la costruzione di monumentali scenografie, e coinvolge ventimila comparse. La città assiste estasiata alla lavorazione del film, le proiezioni sono un successo in tutto il mondo, e questa nuova maniera di fare cinema trova una pronta imitazione nell’industria hollywoodiana da poco strutturata. Intanto Bartolomeo Pagano, lo sconosciuto scaricatore di porto chiamato a interpretare lo schiavo Maciste, diventa conosciutissimo e inizia una lunga e fortunata serie di film avventurosi come protagonista (tra questi Maciste all’inferno, capolavoro visionario che colpì l’immaginazione del giovanissimo Federico Fellini). Lo star-system maschile è popolato di eroi dalle spiccate qualità atletiche; tra questi il più intrigante è certamente Emilio Ghione, con il suo personaggio intenso e sofferto di Za-La-Mort e una rilettura personale dei serials di Feuillade. Ma il divismo del cinema muto riguarda soprattutto le star femminili, come Pina Menichelli e soprattutto Lyda Borelli con Ma l’amor mio non muore, che accentuando al massimo la recitazione antinaturalistica traducono sugli schermi l’ideale femminile del tempo, la donna dannunziana sospesa tra sensualità e morte, accendendo passioni ed emulazioni (tanto da far coniare il termine “borellismo”…). All’opposto, il cinema rappresenta un esperimento artistico per quello che era stato il mostro sacro del teatro, Eleonora Duse, che troviamo in Cenere. Tutt’altro genere di esperimenti sono invece quelli di Segundo de Chomón, spagnolo esperto di fotografia ed "effetti speciali", trasferitosi a Torino per lavorare con Giovanni Pastrone alla Itala Film.
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