Torino città del cinema
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ENCICLOPEDIA DEL CINEMA IN PIEMONTE

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Enciclopedia del cinema in Piemonte è un sito web consultabile gratuitamente dedicato alla catalogazione di tutta l'attività cinematografica e televisiva realizzata a Torino e in Piemonte dal 1900 ad oggi

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La nascita del cinema in Italia, le influenze i modelli e l'industria
Il fenomeno "Cabiria" e la stagione del divismo
Anni '30 e '40: lo schermo, l'arte e la cultura
Il Dopoguerra tra neorealismo e cinema popolare
Il cinema dei produttori e degli autori
Il cinema, l'immigrazione e la fabbrica
Il cinema underground e il cinema militante
Thriller, noir, una città scenario
Anni '80: festival, filmmaker e videomaker
Anni '90: la rinascita
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Thriller, noir, una città scenario

Negli anni Settanta la cinematografia italiana inizia a conoscere una crisi che riduce drasticamente le produzioni. Torino risente ovviamente del fenomeno, ospitando sempre meno set; ma si afferma per le sue particolarità come uno scenario metropolitano composito, allo stesso tempo peculiare quanto aperto a infine riletture. Uno dei film girati in città più noti nel mondo anglosassone è certamente Italian Job, scatenato film d’azione realizzato da una troupe quasi interamente anglosassone e con un utilizzo intenso e indovinato degli spazi e delle architetture torinesi. In seguito al persistere della notorietà internazionale del film, Hollywood ne ha realizzato un remake nel 2003, presto sugli schermi. Hanno cambiato faccia, invece, singola “opera prima” tra genere e film d’autore di Corrado Farina, è un “falso” horror in cui il mito del vampiro si cala in una realtà urbana neocapitalistica dove la grande industria controlla e manipola le menti e le esistenze degli uomini. A metà degli anni Settanta, nel dilagare del filone urbano “poliziesco all’italiana”, due film di grande successo descrivono in modo quasi opposto Torino: Torino violenta di Carlo Ausino (1977) mette in scena nei modi del genere la violenza dei quartieri proletari; mentre La donna della domenica di Luigi Comencini (dal famoso romanzo di Fruttero e Lucentini) guarda con eleganza e toni agrodolci alle ritualità e alle ambiguità degli ambienti raffinati e decadenti della borghesia torinese. Ma c’è un regista, Dario Argento, che stabilisce con Torino un rapporto molto particolare, intenso sia dal punto di vista emotivo, sia da un punto di vista creativo. Qui gira quattro film: Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio (1971), Profondo rosso e più recentemente Nonhosonno (2001), Ti piace Hitchcock? (2005) e La terza madre (2007). Il regista romano conosce benissimo il capoluogo subalpino, ne comprende a fondo il clima umano e la fisionomia urbanistica e architettonica, ma al tempo stesso lo reinterpreta in modo fantastico e personalissimo, privilegiando le atmosfere misteriose e inquietanti che strade e case spesso comunicano al visitatore attento. Argento ha utilizzato elementi caratteristici di vari stili architettonici, dall’art déco delle ville collinari, al barocco del teatro Carignano, dal liberty dei balconi dei palazzi di inizio Novecento, alle atmosfere metafisiche di piazza C.L.N. Ogni luogo della città viene reinventato in maniera visionaria, senza perdere però la propria autentica realtà “torinese”.
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